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Dalla scoperta dell’oil in Pennsylvania alle decisioni dell’Opec Plus

Dalla scoperta dell’oil in Pennsylvania alle decisioni dell’Opec Plus

In un periodo storico caratterizzato dalla speranza nel ritrovare attimi di serenità tali da riuscire a superare con meno affanni i percorsi irti di ostacoli, uscendo definitivamente da una sorta di vita sospesa, la mia attenzione sul petrolio si ricollega anche all’idea di ripresa della nostra quotidianità. Può sembrare paradossale ma la ripresa della domanda è frutto di una ripresa della nostra quotidianità.

Dallo studio, dalla ricerca e negli approfondimenti sul petrolio, ci si rende conto che questo strano olio intercettato per la prima volta in Pennsylvania riserva sempre scenari davvero complessi ed allo stesso tempo situazioni che si legano profondamente al contesto politico-economico e sociale in cui viviamo.

Materia prima

Una materia prima strettamente collegata alla vita reale e ricca di un percorso fatto di storia ed aneddoti. Tante le notizie che abbracciano  anche quel senso di curiosità che a mio avviso non smette mai di alimentare la nostra passione per i mercati finanziari e per quanto mi riguarda per le materie prime. Tra i miei approfondimenti spesso mi imbatto in storie, narrazioni che sono davvero affascinanti.

Penso al colonnello Edwin Drake che in realtà non è mai stato colonnello e neanche nell’esercito ma si fa chiamare così questo incredibile personaggio colui il quale a Titusville scavò il primo pozzo di petrolio. Tante ma tante altre storie come quella di Felice Pedroni l’italiano che dalla provincia di Modena parte per l’America nella seconda metà dell’ottocento e scopre in Alaska l’oro, fondando addirittura una città, Fairbanks.

Ed a proposito di italiani, proprio in questi giorni è scomparso l’artista Arturo di Modica colui che da Vittoria in Sicilia parte per l’America negli anni 70 diventando famoso per la statua di bronzo posta dinanzi Wall Street.

La lettura di testi relativi alla effervescente storia di una delle materie prime, profondamente agganciata all’economia reale, ci insegna che, a partire dal primo pozzo scavato nel lontano agosto del 1859 nella cittadina americana di Titusville, la storia del petrolio inizia ad essere condita costantemente da aneddoti, leggende e scenari che hanno contribuito ad alimentarne l’interesse.

Petrolio

Il petrolio riserva sempre contesti davvero complessi perché, se da un lato certi facili ottimismi possono innescare una ripresa della produzione, allo stesso tempo, le preoccupazioni legate ad eventuali nuovi contraccolpi legati alla pandemia alimenterebbero altri disorientamenti derivanti da un probabile eccesso di domanda. Il consumo, così come le scorte negli Stati Uniti è praticamente in ripresa anche se ancora bisognerà fare molta strada per quanto riguarda il settore del carburante per gli aerei.

Decisioni dell’Opec Plus

Cosa deciderà l’Opec Plus? L’incertezza è molto alta e dobbiamo essere estremamente cauti. “Le cicatrici lasciate dagli eventi dell’anno scorso dovrebbero insegnarci la prudenza”: queste le ultime dichiarazioni del principe saudita che esorta a mantenere i nervi saldi e non farsi prendere dai facili entusiasmi.

Se da un lato l’Opec Plus non aumenta la produzione, i prezzi potrebbero ulteriormente salire. Tuttavia se il comparto legato ai voli e ai trasporti non riprende seriamente c’è il rischio di aumentare invano l’offerta con la possibilità concreta di rivedere i prezzi a ribasso, cosa che non conviene affatto sia ai produttori di Shale che alla stessa Opec Plus

Petrolio e clima

La dura condizione climatica che ha colpito gli Stati Uniti negli ultimi giorni ha senza dubbio influito e paralizzato molti impianti. Interi territori bloccati, a partire dal Texas dove si produce anche circa il 40% di gas naturale liquefatto.

Intere zone prive di elettricità a causa dell’ondata di gelo. La produzione di petrolio si è ridotta in questo arco temporale a poco più di un milione di barili al giorno. Bisogna ricordare che il fracking, quella tecnica che ha consentito agli Stati Uniti di raggiungere record storici con produzioni pari a 13 milioni di barili al giorno, richiede molta acqua, e l’irrigidimento delle temperature è entrato a gamba tesa sulla produzione.

Oscillazioni dei prezzi

Senza dilungarmi ulteriormente, come spesso mi capita di sottolineare, possono influire sulle oscillazioni del greggio non sono solo gli interventi dell’Opec Plus, il valore del dollaro oppure le relazioni internazionali, la geopolitica. Pensiamo ad esempio: alle vicende della Libia che ha ripreso la sua produzione dopo i blocchi dello scorso anno da parte del generale Haftar;

alle tensioni sul fronte del Medio-Oriente, all’Iran nello specifico dove il Presidente Hassan Rouhani in diverse occasioni ha esternato la volontà di chiudere lo stretto di Hormuz al passaggio delle navi.

Navi sequestrate

Oppure quando nel luglio del 2019 i “Guardiani della Rivoluzione” hanno sequestrato l’estate scorsa la petroliera “Stena Impero” battente bandiera britannica con 23 persone a bordo, accusata di aver violato le leggi internazionali sulla navigazione, l’attacco a Saudi Aramco e tante altre situazioni che hanno generato ricadute sul greggio;

ma anche altri elementi come appunto contesti legati al clima (basti pensare a ciò che accade durante la stagione degli uragani).

I trivellatori statunitensi nel bacino Permiano hanno già ripristinato circa l’80% della produzione di greggio dopo il grande congelamento, sebbene le raffinerie hanno difficoltà nel ritornare alla normalità, operazione più complicata. Il presidente Joe Biden ha approvato una dichiarazione di grave disastro per il Texas, poiché lo Stato lotta con le ricadute di una tempesta invernale che ha causato perdite umane.

La produzione di petrolio

Tornando alla produzione, alcune fonti hanno dichiarato che un aumento della produzione di 500 mila barili al giorno da aprile sembra raggiungibile, sembrerebbe che non si corra il rischio di accumulare le scorte. Nell’attesa del 4 marzo, il segretario generale dell’Opec Barkindo all’evento virtuale del Forum Internazionale dell’energia ha dichiarato che anche se ci sono fattori per essere ottimisti sul fatto che il 2021 sarà l’anno della ripresa ci sono molte altre incertezze da considerare.

Prezzo del petrolio

Secondo alcuni rappresentanti dell’Opec Plus il prezzo del petrolio è alto ed il mercato ha bisogno di più petrolio per raffreddare i prezzi. L’india, che rappresenta il terzo paese importatore di greggio, ha esortato l’Opec ad allentare i tagli. L’attenzione in questi giorni è tutta focalizzata sulla decisione soprattutto di Russi e Sauditi che in tante occasioni hanno rappresentato plasticamente le tensioni interne all’Organizzazione dei Paesi produttori.

Altro che “I duellanti” di Joseph Conrad, celebre romanzo degli inizi del novecento. La guerra dei prezzi innescata da Sauditi e Russi è passata ormai alla storia e le visioni contrastanti sono frutto di specifici interessi. Una vera e propria continua suspanse, quasi da far impallidire i memorabili ed innumerevoli romanzi e gialli di Geroges Simenon, uno dei più grandi scrittori del secolo scorso.

E’ un poco come leggere l’autore belga che, sin da giovane, ha saputo catturare la curiosità del lettore. E pensare che i russi sono stati storicamente i primi a riconoscere nel 1926 l’indipendenza dell’Arabia Saudita. Nell’ultimo anno siamo passati dalla guerra dei prezzi, alla questione riguardante il mancato rispetto delle quote stabilite da parte di specifici Paesi (vedi Iraq e Nigeria) che hanno in un secondo momento provveduto a recuperare tra mille difficoltà. Senza dimenticare l’alzata di scudi da parte degli Emirati Arabi Uniti. In realtà è la stessa storia dell’Opec  ad essere caratterizzata sin dall’inizio da irrigidimenti.

Le sette sorelle

Uno dei fattori principali che ha condizionato parte delle politiche adottate dall’OPEC, già all’inizio del suo percorso, dal settembre del 1960 quando la sede era ubicata a Ginevra, è rappresentato dall’idea di contrastare la forza delle famose “Sette Sorelle” ossia quelle aziende così chiamate da Enrico Mattei che hanno avuto negli anni maggiore influenza nel settore, determinando il prezzo della materia prima.

Questo per sottolineare come da sempre si osserva un film caratterizzato da un latente braccio di ferro. In fondo, approfondendo l’argomento, si intuisce che in realtà l’OPEC, sulla spinta iniziale del Venezuela, nasce in contrasto con il predominio delle “Sette Sorelle” e quindi di quelle importanti compagnie petrolifere americane ed inglesi. Determinati contesti si ripetono ciclicamente.

Produzione mondiale

Al netto degli aspetti storici, molti osservatori ed analisti ritengono che l’Opec Plus potrebbe allentare i freni alla produzione attuale e comunque il tentativo è quello di mantenere la produzione mondiale al di sotto della domanda, al fine di continuare a far scendere le scorte. Secondo un sondaggio effettuato da Reuters, la domanda di petrolio è cresciuta quest’anno pari a 5-7 milioni di barili al giorno.

Tuttavia, come sostengo da molte settimane, bisogna porre sempre molta attenzione ad eventuali deterioramenti causati dai lockdown ed allo stesso tempo non sottovalutare l’eventuale revoca delle sanzioni all’Iran. Se Biden riesce a convincere gli iraniani a fermarsi rispetto all’arricchimento dell’uranio, sarà nuovamente consentito al Paese di esportare petrolio eliminando le sanzioni in atto. Inoltre, l’Iran potrebbe aumentare sino a 4 milioni di barili al giorno la sua produzione.

Le scorte

I dati sulle scorte continuano a fornire numeri interessanti, la riduzione è in atto, ma le ragioni sono ben specifiche, abbiamo da un lato i dati Api che hanno segnato un meno 5,8 milioni di barili nella penultima rilevazione anche se quella riferita alla scorsa settimana segna un aumento di 1 milione di barili di petrolio e poi i dati EIA molto positivi nelle ultime settimane anche se i numeri più aggiornati registrano un aumento di 1,2 milioni.

Il numero di impianti di trivellazione è pari a 309, in crescita, ma bisogna farne ancora di strada per leggere i dati del rapporto Baker Hughes che eravamo abituati ad appuntare prima della pandemia e comunque distanti lontani dai numeri che hanno caratterizzato le cronache di alcuni interessanti articoli pubblicati nel pieno della crisi come quelli scritti all’interno dello storico Lloyd’s List, fondato a Londra nel 1734.

Il giornale

Giornale specializzato nel settore dei trasporti e nella logistica, grazie ad Edward Lloyd proprietario di un caffè/bar nella city di Londra e che ha rappresentato dal primo momento un luogo simbolo per intercettare le informazioni utili agli armatori, ai naviganti che all’epoca contraevano polizze assicurative per le navi in partenza. Da questo caratteristico centro informativo nasce una sorta di bollettino per la navigazione denominato Lloyd’News e successivamente il suddetto quotidiano. Questo storico caffè lo si può ammirare anche nel film degli anni trenta dal titolo “I Lloyd,s di Londra”.

Giornale che ha messo in luce non solo i dati relativi agli aumenti delle scorte registrate a seguito del crollo del petrolio lo scorso anno ma anche l’abnorme crescita del costo del noleggio delle petroliere.

In attesa delle decisioni sui tagli alla produzione, il prezzo, dopo aver effettuato una performance di tutto rispetto, è risalito dai minimi di aprile dello scorso anno ai livelli pre-pandemia e questo grazie alle politiche adottate dall’Opec Plus che sono state in grado di calamitare il prezzo in area 60 dollari al barile.

I dollaro

Le recenti prese di profitto, alimentate anche da una ripresa del dollaro, basti osservare il grafico del dollar index, rappresentano una fase di riflessione, di attesa mista ad un cauto ottimismo poiché sicuramente sul petrolio la prospettiva di inflazione, la speranza della ulteriore ripresa dei consumi; quindi la ripresa delle attività, dei trasporti, sono gli elementi che fanno propendere verso una ulteriore ripresa dei prezzi ma attenzione al rischio concreto di un aumento dell’offerta a fronte di una domanda che in alcuni territori stenta a decollare; difatti il ridimensionamento delle posizioni long sono anche frutto della preoccupazione di una maggiore offerta non recepita dal mercato.

Prezzi e consumi

Il prezzo può nuovamente far marcia indietro e rientrare all’interno di un trading range perimetro tra i  50 ed i 55 dollari al barile. E’ sicuramente un aspetto da non sottovalutare. Ci troviamo dinanzi ad una sorta di costante equilibrio instabile. Il consumo, così come le scorte negli Stati Uniti è praticamente in ripresa anche se ancora bisogna effettuare molta strada per quanto riguarda il settore del carburante per gli aerei.

La Cina

A parte gli scenari provenienti dalla Cina (rientrata nella normalità, abbiamo visto le immagini dei ristoranti di Wuhan senza trascurare un altro aspetto che è passato un pò in sordina e mi riferisco alla festività denominata Golden Week, la prima settimana di ottobre dove ben 650 milioni di cinesi hanno viaggiato in quel periodo, parliamo di circa il 50% della popolazione) la situazione  continua ad essere complessa in altre realtà basti pensare, ad esempio, che il consumo di carburante in America durante la settimana del Ringraziamento è stato circa la metà rispetto a quello dello scorso anno.

Raffinerie

In attesa di una ripresa del comparto e quindi della domanda, le raffinerie USA hanno prodotto meno jet fuel per barile di greggio, addirittura trasformando il jet fuel in eccesso in petrolio a basso tenore di zolfo per le navi, un prodotto più richiesto rispetto al trasporto aereo. Le compagnie petrolifere statunitensi hanno senza dubbio subito i contraccolpi principali della pandemia. La produzione di greggio degli Stati Uniti certamente avrà serie difficoltà nel rivedere il suo record di produzione del 2019.

Shale Oil

Non si può trascurare tutto quello che hanno vissuto le compagnie dello Shale Oil. Per la prima volta in 70 anni gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di petrolio, nel settembre del 2019, esportando 89.000 barili al giorno in più rispetto a quelli importati.

Fino a qualche anno fa questo tipo di petrolio era difficile da estrarre ed alla fine degli anni settanta il light crude era il principale prodotto ma presto molte riserve sono andate in esaurimento. Poi con la rivoluzione della fatturazione idraulica attraverso il sistema per liberare petrolio e gas dagli scisti argillosi. Bisogna immaginare che nella zona del North Dakota, così come in altri territori, ci sono molti pozzi e piattaforme per la fatturazione idraulica. 

Paesi esportatori

L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si trova altresì a dover affrontare una crescente e virtuosa cultura a tutela dell’ambiente, attraverso la razionalizzazione del core business dei combustibili fossili. Questo aspetto continuerà in futuro ad incidere sulla stessa organizzazione intergovernativa nata con l’intento di coordinare le politiche legate al petrolio, al fine di garantirne la stabilità dei prezzi.

Fa riflettere la notizia di alcune compagnie del settore fortemente preoccupate e concentrate non solo sui contraccolpi subiti dalle conseguenze della pandemia ma anche dallo stesso obiettivo di riconvertire una certa parte della produzione, in virtù della decarbonizzazione. Le conseguenze relative alle politiche green del nuovo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden non si fanno attendere.

Oleodotto

Tra le tante, spunta la questione di Keystone XL, un progetto riguardante l’oleodotto che interessa una parte del Canada e mira a trasportare la produzione dell’oil sands canadese verso le raffinerie USA, già respinto in passato dal Presidente Obama ma sostenuto da Donald Trump. Il suddetto orientamento la dice lunga sulle stesse operazioni di fracking che risultano le più inquinanti nel settore dell’oil&gas.

Inoltre, sono stati cancellati anche dei provvedimenti che aprono alla ricerca di idrocarburi in nuove aree federali. La crisi scatenata dalla pandemia ha seriamente influito sui casi di bancarotta registrati in America, nonostante gli aiuti di matrice keynesiana destinati al settore dell’energia del precedente mandato. Ma questa è un’altra storia.

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