Italia: atteso un freno alla politica fiscale

Nei prossimi anni, al fine di essere in linea con le regole di bilancio europee, l’Italia dovrà apportare un significativo inasprimento della politica del budget, su cui pesano ancora i costi del superbonus. Nel 2023 il Paese ha registrato un deficit al 7,2% del PIL (il limite è al 3%), mentre il rapporto debito/PIL si è attestato al 137,35 (livello di riferimento al 60%). Gli analisti di Rabobank hanno calcolato che il saldo primario dovrebbe essere all’1,5% dal 2024 al 2027 al fine di essere in linea con le regole (ricordiamo che questo valore esclude il pagamento degli interessi). 

Fonte: ricerca Rabobank

Questo equilibrio dovrebbe riuscire a portare il rapporto tra deficit e PIL sotto il 3% in 4 anni, indirizzandolo verso il cuscinetto di resilienza richiesto dell’1,5%. Ciò comunque richiede un sostanziale miglioramento del saldo primario dal -3,4% del 2023: servirà quindi un aggiustamento fiscale annuale molto più consistente nel prossimo periodo rispetto a quanto avvenuto prima della pandemia. Questo processo, giudicato possibile dagli analisti, è complicato dai costi crescenti dell’invecchiamento della popolazione e dagli investimenti necessari nella difesa e nella transizione energetica. 

Fonte: ricerca Rabobank

Un aspetto che aiuterà l’Italia a ridurre il deficit primario del 2024 sarà l’eliminazione graduale del Superbonus, con un target del -0,2% possibile con un grande impegno e qualche stretta discrezionale oltre al programmato. Questo dovrà avvenire soprattutto a causa delle previsioni di crescita all’1,4% del Governo, giudicate troppo ottimistiche. Sebbene probabilmente la Commissione UE richiederà all’Italia di fare di più per riuscire a migliorare in modo deciso i rapporti debito/PIL e deficit/PIL, un conflitto è ritenuto poco probabile.

Le attese su PIL, consumi e investimenti



Per il nostro Paese, gli analisti di Rabobank prevedono un rallentamento della crescita media annua dall’1% del 2023 allo 0,8% nel 2024. Nel 2025 si dovrebbe vedere un’accelerazione all’1,2%. Le previsioni si confrontano con lo 0,5% e l’1,4% attesi dall’Esecutivo. 

I consumi dovrebbero riprendersi nei prossimi trimestri, sostenuti dall’aumento del potere d’acquisto delle famiglie. La crescita dovrebbe essere moderata fino al 2026, per poi arrivare quasi a zero a causa della fine del Recovery and Resilience Facility (RRF) e dell’impatto negativo di invecchiamento e calo demografico

Gli esperti notano che gli investimenti hanno sorpreso in positivo da quando i tassi hanno iniziato a salire, specie per via dell’ampia capacità di autofinanziamento delle imprese, alle sovvenzioni dello strumento di ripresa e resilienza europeo e ai crediti di imposta legati all’edilizia. Questi ultimi hanno portato ad un boom del settore: gli investimenti per l’edilizia residenziale hanno portato alla crescita del PIL di 3 punti percentuali da fine 2019, ben oltre lo 0% dei 4 anni precedenti al Covid. Per il futuro la crescita degli investimenti dovrebbe indebolirsi, rimanendo forte. 

A ciò si deve aggiungere il fatto che l’Italia ha diritto a 72 miliardi di euro di sovvenzioni a fondo perduto dall’UE e può richiederne ancora 31 miliardi. Inoltre, parte di quanto già trasferito deve ancora essere speso. Le stime del Governo indicano 21 miliardi di euro in sovvenzioni e 36 miliardi di prestiti ancora in attesa di essere erogati all’economia. Vista la lentezza dei progressi però, è improbabile che il Paese riesca a raggiungere tutti i target delle riforme e delle scadenze prima della scadenza a metà 2026. Anche se fosse in grado di richiamare i fondi poi, si assisterebbe ad una riduzione delle spese. 

In ogni caso, la spesa per gli investimenti dovrebbe accelerare nei prossimi mesi e il RRF sarà un supporto nei prossimi anni. 

Una situazione in miglioramento



Nel breve periodo gli analisti di Rabobank ritengono che l’Italia potrà registrare una performance in linea con la media dell’Eurozona. In questo quadro le finanze pubbliche stanno migliorando, il rapporto debito/PIL e il deficit sono ridotti rispetto ai picchi pandemici e l’Esecutivo appare a sostegno della politica fiscale prudente. Gli investitori non sembrano essere preoccupati dei fondamentali piuttosto scarsi, con una crescita attesa molto bassa quando terminerà il RRF e il debito elevato. Questo porta a pensare che si sia disposti a detenere debito italiano godendosi il carry fino a che la situazione non precipiterà.

Fonte: ricerca Rabobank

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