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Analisi Settoriale – Booking Online e Crociere

Analisi Settoriale – Booking Online e Crociere

Tra gli effetti dell’arrivo della pandemia di Covid-19 nel 2020 vi è sicuramente quello di aver sostanzialmente congelato il settore turistico. Le misure di contenimento dei contagi, caratterizzate dallo stop agli spostamenti fisici delle persone hanno penalizzato il turismo, che solo nella seconda metà del 2021 ha visto una ripartenza. Con le minori paure in merito al contagio e la presenza di varianti meno pericolose, il 2022 potrebbe riuscire ad essere favorevole per il turismo.

In generale, vi è anche da considerare che negli USA i consumatori hanno ancora più risparmi di quanti ne avessero a inizio 2019 (1.394,362 miliardi di dollari del 4° trimestre 2021 contro i 1.376,709 miliardi del 1° trimestre 2019). Secondo Statista, ad essere aumentato è anche il tasso di risparmio che nel 2021 si è attestato all’11,9%, più basso rispetto al 16,3% del 2020 ma comunque tra i valori più elevati dal 1970. 

Questa quota più alta disponibile nelle tasche degli americani potrebbe essere in parte utilizzata proprio per viaggiare, dopo anni in cui ci si è trovati costretti a spostarsi meno e in prevalenza in territorio domestico. Secondo le rilevazioni di Statista, i ricavi del settore dei viaggi e del turismo passeranno dai 430,81 miliardi di dollari del 2021 a 637,64 miliardi di dollari nel 2022. 

Il ritorno al di sopra dei livelli pre-Covid si avrà solo nel 2023, con 755,93 miliardi di dollari contro i 720,20 miliardi del 2019. Dal prossimo anno dovrebbe dunque riprendere una lenta crescita che avrebbe la possibilità di mostrare un fatturato del comparto a 949,58 miliardi di dollari nel 2026. 

Interessante anche il confronto geografico. Se nel 2022 i maggiori contributori al settore sono USA (128,40 miliardi di dollari), Cina (115,40 miliardi di dollari) e Germania (54,48 miliardi di dollari), nel 2026 l’ex Impero Celeste prenderà il primo posto nella classifica (191,60 miliardi di dollari), seguito da Stati Uniti (186,70 miliardi di dollari) e Germania (75,70 miliardi di dollari). 

Come vediamo dall’immagine in alto, la maggior parte del business (e della crescita) si concentra sui pacchetti vacanza (in forte crescita, sia per la pre-selezione della qualità, ma soprattutto per il costo ridotto), su cui sono sicuramente leader le piattaforme di prenotazione online, e gli hotel. Il settore dell’affitto delle case vacanza è sostanzialmente stabile, è stato intaccato poco dalla pandemia, e si prevede abbia ancora spazio per crescere nei prossimi anni. Da notare come il settore delle crociere scompaia quasi nel grafico nel 2020 e 2021, il covid ha infatti colpito duramente questo segmento, che dovrebbe riprendersi velocemente nei prossimi anni.

In questa analisi ci concentreremo sui due segmenti con più alta potenzialità di crescita del più ampio settore turistico: quello del booking online (ossia delle azioni nel business delle prenotazioni online) e quello crocieristico

Il settore del Booking online

Per quanto riguarda il settore del booking online, dal grafico in alto è evidente come fin dal 2017 i canali di vendita online avessero abbondantemente superato quelli offline. Stando alle previsioni, questo dato dovrebbe aumentare fino al 74% entro il 2026. Ma non solo le prenotazioni online hanno preso il sopravvento sulla prenotazioni “offline”, di fatto beneficiando di volumi già pre-esistenti, il settore è in forte crescita: secondo un report di BusinessWire, la grandezza del mercato delle prenotazioni di viaggi online potrebbe passare dai 800,72 miliardi di dollari del 2021 ai 1.463,98 miliardi di dollari nel 2027, con un tasso di crescita composto annuo del 10,58%.

A sostenere questa crescita sono diversi fattori:

  • La crescente diffusione di internet, degli smartphone e dei metodi di pagamento elettronici;
  • L’aumento del reddito disponibile;
  • I minori costi rispetto a un’agenzia di viaggi: trattandosi di piattaforme online, il business è estremamente scalabile quindi è possibile offrire un ottimo servizio al cliente riducendo al contempo i costi;
  • La semplicità d’uso delle piattaforme di prenotazione, estremamente “user-friendly”;
  • Il crescente utilizzo dello smartworking, che permette a chi ne beneficia di poter lavorare sostanzialmente da dove si vuole (uno degli elementi della resilienza di aziende come Airbnb);
  • Le iniziative governative volte a sostenere il turismo dopo la pandemia.

Alcuni delle sfide presenti in questo business sono invece:

  • I numerosi competitor
  • Le difficoltà di fidelizzazione dei clienti, che tendono a scegliere sempre i servizi più convenienti, problematica che le società hanno cercato di mitigare con la creazione di programmi fedeltà (sconti, cash back, notti gratis etc.);
  • Problematiche di privacy;
  • L’aumento dei costi dovuto all’inflazione, che potrebbe far optare diverse persone per un taglio dei consumi ritenuti non necessari.

Venendo ora alle singole aziende, è da considerare che il settore delle prenotazioni online può essere considerato una sorta di oligopolio. In questa sede ci concentreremo sulle principali azioni quotate: Booking, Expedia, Airbnb e Tripadvisor, sfruttando i dati della piattaforma Tikr. 

Le stime sui ricavi di Booking vedono un dato aumentare dai 15,07 miliardi di dollari del 2019 a 25,55 miliardi di dollari nel 2026, con CAGR 2016-2026 del 9%. Previsioni in crescita anche per gli EPS normalizzati, che dovrebbero passare dai 102,57 dollari del 2019 ai 179,21 dollari del 2026 (CAGR 2016-2026 al 10,6%). A livello di multipli, le azioni scambiano ad un P/E a 12 mesi di 25,06x, circa la metà rispetto a quello stimato a giugno 2021, pari a 50,27x. 

Per quanto riguarda Expedia, le previsioni sul fatturato vanno dai 12,07 miliardi di dollari del 2019 ai 17,13 miliardi di dollari del 2026, con un tasso di crescita composto annuo 2016-2026 del 6,9%. Per quanto riguarda gli utili per azione normalizzati, questi dovrebbero crescere dai 6,15 dollari del 2019 a 15,06 dollari nel 2026 con un CAGR 2016-2026 del 21,6%. Piuttosto interessante la situazione a livello di multipli: il P/E a 12 mesi è passato da 136,70x di fine giugno 2021 a 25,25x. 

I ricavi di Airbnb sono attesi passare dai 4,81 miliardi di dollari del 2019 a 16,61 miliardi di dollari nel 2026, con un tasso di crescita composto annuo al 19,4% nel periodo. Gli EPS normalizzati dovrebbero migliorare notevolmente, passando da -15,39 dollari del 2019 a 5,99 dollari nel 2026. A livello di multipli il titolo appare piuttosto costoso, visto che scambia con un P/E a 1 anno di 108,24x, anche se si trova al di sotto dei 279,49x di fine settembre 2021. 

TripAdvisor dovrebbe invece passare dai ricavi di 1,56 miliardi di dollari del 2019 ai 2,22 miliardi di dollari del 2026 (CAGR 2016-2026 4,1%). Gli EPS normalizzati sono attesi invece a 3,53 dollari nel 2026, in aumento dagli 1,77 dollari del 2019 (tasso composto di crescita annuo 2016-2026 del 9,7%). A livello di multipli, le azioni TripAdvisor scambiano con un P/E di 30,63x, in diminuzione dai 78,65x di fine giugno 2021.

Il settore delle crociere

Per quello che riguarda il settore crocieristico, il Covid-19 ha avuto un impatto estremamente negativo. In un report, la Cruise Lines International Association ha evidenziato come tra il 2019 e il 2020 si sia assistito ad un crollo degli imbarchi dei passeggeri (-81%, da 29,7 milioni a 5,8 milioni), dei lavoratori (-51% da 1,17 milioni a 576.000) e del contributo economico totale (-59% da 1,54 miliardi di dollari a 63,4 milioni di dollari). Nello studio viene evidenziato come entro giugno 2022 quasi il 100% della capacità delle aziende crocieristiche verrà ripristinato, in un contesto in cui circa 86 Paesi hanno riaperto. Sono diversi i segnali di fiducia che si vedono: un sondaggio di novembre 2021 condotto da CLIA SPI evidenzia come quasi l’80% dei passeggeri che hanno viaggiato in nave lo rifarà (una percentuale simile al pre-pandemia). 

Le previsioni sono per una ripresa dei volumi dei passeggeri entro il 2023 nello scenario base. Il compito principale del comparto crocieristico è quello di ripristinare la fiducia dei viaggiatori. Nel corso del 2020 infatti molte aziende del settore avevano promesso di essere in grado di creare delle bolle “Covid-free”, promesse che non sono state in grado di mantenere. Ora, con protocolli sanitari più precisi, vaccinazioni e una minore gravità del covid stesso i presupposti sembrano essere positivi. 

Le stime di Statista mostrano come i ricavi nel 2022 resteranno ancora al di sotto dei livelli pre-Covid (27,14 miliardi di dollari), attestandosi a 19,90 miliardi di dollari. La ripresa totale dovrebbe arrivare nel 2024, mentre nel 2026 il fatturato è atteso a 36,08 miliardi di dollari (CAGR 2022-2026 del 16,04%). 

Molto interessante evidenziare che i canali di vendita preferiti dai consumatori sono quelli offline, che resteranno intorno al 76% anche nel corso del 2026. Questo probabilmente perché gran parte dei viaggiatori delle crociere ha oltre 40 anni (65% secondo il CLIA Global Market Report del 2020). In effetti il settore crocieristico, così come il settore sanitario e del lusso, si inserisce tradizionalmente nel mega-trend legato all’invecchiamento della popolazione. Tendenzialmente il settore è resistente all’aumento dell’inflazione. Nonostante l’aumento dei costi delle materie prime, Royal Caribbean ha dichiarato che non aumenterà i prezzi dei biglietti, altre società potrebbero seguirla. Generalmente le società crocieristiche più grandi e capitalizzate tendono a hedgiarsi dall’aumento del prezzo del petrolio, essendo questa una parte abbastanza rilevante dei loro costi (circa il 20%). In ogni caso, come visto anche in altri business (ad esempio per quanto riguarda le compagnie aeree di linea nel settore travel, ma anche per il settore del lusso), un eventuale aumento dei prezzi tende ad impattare poco sulle prenotazioni dato che la clientela finale è abbiente.

In questa sede ci concentreremo sulle tre leader del comparto: Carnival, Royal Carribean e Norwegian Cruise Line, che insieme fanno l’85% del mercato.

Per Carnival, le stime Tikr sono per ricavi in leggera crescita: dai 20,83 miliardi di dollari del 2019 ai 26,18 miliardi di dollari nel 2026, con un CAGR 2016-2026 del 4,8%. Previsti in flessione sul 2019 gli EPS normalizzati: da 4,40 dollari a 3,53 dollari del 2026, con un tasso composto di crescita annuo dello 0,2% tra il 2016 e il 2026. Il titolo presenta un P/E a 12 mesi negativo, a -26,70x. 

Per quanto riguarda Royal Carribean, le previsioni sul fatturato vedono i ricavi passare dai 10,95 miliardi di dollari del 2019 a 15,04 miliardi di dollari del 2026, con un CAGR 2016-2026 al 5,9%. Positive le stime sugli utili per azione normalizzati, i quali sono attesi dai 9,54 dollari del 2019 ai 9,91 dollari del 2026 (CAGR 2016-2026 al 5%. Il P/E a 12 mesi è di -21,83.

Norwegian Cruise Line dovrebbe invece ottenere ricavi di 9,88 miliardi di dollari nel 2026 (dai 6,46 miliardi di dollari del 2019), il tasso composto di crescita annuo 2016-2026 è del 7,3%. Per quello che riguarda gli EPS normalizzati, questi dovrebbero passare dai 5,09 dollari del 2019 ai 3,53 dollari del 2026, mentre il rapporto tra prezzo e utili a 12 mesi è pari a -15,79x.

In sostanza, questo settore è particolarmente interessante se si considera che è uno dei pochi a non aver recuperato a livello azionario il crollo del 2020. Le prospettive di recupero sono abbastanza positive a livello di comparto e uno shock come quello del Covid, perlomeno nel breve periodo, dovrebbe essere basso. A differenza del segmento del booking online o delle linee aeree, tuttavia, la ripresa sarà più lenta e il ritorno al periodo pre-covid avverrà probabilmente nel 2024.

Certificati per investire sul settore del booking online e delle crociere

Presentiamo come sempre una selezione di Certificati costruita tramite l’utilizzo di CedLab Pro, eliminando i prodotti rialzisti (Athena, Bonus..), in bid-only, con sottostanti di altri settori e segmenti, con premio troppo ridotto, con sottostanti troppo vicini alla barriera, selezionando i prodotti con connubio rischio rendimento “ottimale” (ossia tra prodotti comparabili, viene presentato solo il prodotto con il migliore connubio rischio-rendimento). Di seguito la selezione dei Certificati per investire sulle azioni legate al booking online:

Segnaliamo in particolare:

  • JE00BLS36N20, che ai valori attuali va in autocall a fine luglio, pagando 104.2 euro, un rendimento potenziale del 2.7% in circa 3 mesi;
  • XS2358055882, che ha una struttura con autocall step-down discendente fino al 90% e con Expedia e Airbnb leggermente sotto strike. Se i sottostanti dovessero salire leggermente potrebbe andare in autocall a partire da settembre rimborsando 108.77, con un rendimento del 6.67% in circa 5 mesi. Nel caso non andasse in autocall rimane il certificato con premio più elevato su questi sottostanti.
  • DE000VX9KGM7, che ha tutti i sottostanti leggermente sotto strike e paga un premio del 17.04% annuo (1.42% mensile). Le barriere poste al 60% sono sufficientemente distanti dai prezzi attuali. Nel caso in cui i sottostanti dovessero risalire i livelli di strike, potrebbe andare in autocall a partire da settembre rimborsando 108.52, con un rendimento del 7.8% in circa 5 mesi.

Di seguito la selezione dei Certificati per investire sulle azioni legate al segmento crociere:

Segnaliamo in particolare:

  • XS2394942341, un Memory Cash Collect su Norwegian Cruise che, ai valori attuali, andrebbe in autocall a fine maggio rimborsando 1017.6, un rendimento potenziale del 2.45% in poco più di un mese;
  • JE00BLS3D083, un Memory Cash Collect su Carnival che, ai valori attuali, andrebbe in autocall a fine maggio rimborsando 1019, un rendimento potenziale del 2% in poco più di un mese.
  • DE000VV1APW7, un Memory Cash Collect su Carnival, Norwegian Cruise, Royal Caribbean che ha due sottostanti leggermente sotto strike (Carnival -1.37%, Royal Caribbean -0.14%) e trigger autocall al 95%. Ai livelli attuali, avendo l’autocall al 95%, andrebbe in autocall a ottobre e rimborserebbe 106.42, con un rendimento del 5.57% in circa 5 mesi.

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