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Big Cap Italiane: Premi dal 23% al 28% annuo

Big Cap Italiane: Premi dal 23% al 28% annuo

Alla chiusura di domani, martedì 1 novembre, molto probabilmente avverrà l’osservazione autocall per il certificato emesso da Marex a inizio luglio sul basket di big cap italiane con isin IT0006751280. Al momento il worst of Intesa quota oltre l’8% sopra strike, mentre gli altri sottostanti hanno un margine addirittura superiore (Eni +15%, Stellantis +16%, Unicredit +37%). A meno di una debacle importante di Intesa tra oggi e domani vi sarà il richiamo anticipato a 1000€ con lo stacco dell’ultima cedola da 15,98€, che si aggiunge alle altre tre già staccate nei mesi precedenti. Ho acquistato il certificato il 6 luglio a 975 euro, segnalandolo sul canale telegram “Segnali FreeFinance – Portafoglio in Certificati di Alessandro Pavan“, un’operazione con un rendimento del 10.91% in circa quattro mesi (oltre 32% annualizzato).

Per continuare ad investire sulle big cap del nostro mercato, ad oggi le soluzioni sono risicate se si vuole acquistare sulla pari o leggermente al di sopra, in quanto la gran parte dei basket emessi nelle ultime settimane, se da un lato godevano di abbondanti flussi cedolari dati dalla volatilità del mercato, dall’altra hanno visto una salita quasi uniforme dei sottostanti, e quotano oggi abbondantemente sopra pari. Prendendo come valore limite i 102€, che nonostante l’acquisito sopra pari permette comunque elevate performance dati i flussi cedolari importanti, rimangono solamente due prodotti, un callable e un cash collect tradizionale.

Parto da quest’ultimo perchè emesso da Marex (isin IT0006753005) sullo stesso basket rispetto al certificato avviato all’autocall quindi potrebbe essere visto come la naturale sostituzione ma soprattutto per la sua particolarità. E’ infatti in quotazione da stamattina ed acquistabile alla pari a 1.000€ e farà strike alla chiusura di questa sera. Questo lascia una finestra di acquisto interessante in caso di prosecuzione del trend rialzista.

Per il resto le caratteristiche del prodotto replicano in modo abbastanza fedele quello scaduto, con la barriera al 60% dello strike (anche questa verrà ovviamente fissata alla chiusura di oggi con le definizione dello strike), autocall dal quarto mese con l’osservazione del 28 febbraio, a partire dal 100% dello strike e discendente del 2% al mese fino al 60% dell’ultima osservazione di ottobre 2024, dal quale si deduce la durata del prodotto pari a 24 mesi. Come anticipato, il basket è il medesimo del prodotto in scadenza, ovvero Stellantis, Unicredit, Eni e Intesa SanPaolo. Il flusso cedolare  è mensile e pari a 19,50€, ovvero l’1,95% al mese, per un flusso cedolare annuo pari al 23,40%, leggermente inferiore ai due che vedremo in seguito ma l’acquisto sulla pari lo rende preferibile in caso di prosecuzione del mercato rialzista e quindi in caso di autocall a breve.

Per quanto riguarda invece il callable, si tratta di un certificato di Barclays (isin XS2441868580) emesso nei giorni scorsi e in quotazione da oggi, con gli stessi sottostanti: Stellantis, Unicredit, Eni e Intesa SanPaolo. La durata è annuale con scadenza 26 ottobre 2023, che in un periodo di incertezza come quello odierno potrebbe essere qualcosa di molto positivo. Inoltre, rispetto a prodotti simili, la durata inferiore abbassa la probabilità di richiamo anticipato a discrezione dell’emittente. Ricordiamo infatti che l’opzione “Callable” da la possibilità a Barclays di richiamare in anticipo, anche se non si verificano le condizioni autocall, il prodotto, rimborsando al nominale e pagando le cedole dovute.

Altro dettaglio, a mio avviso non irrilevante, che lo rende preferibile ad altri basket è la mancanza di Enel, worst of in tantissimi certificati di italica composizione. Nonostante il mini rimbalzo delle ultime settimane, Enel si appresta a richiedere un prestito da 16 miliardi per far fronte alle difficoltà cui è andata incontro con le coperture in derivati in seguito all’impennata dei prezzi (fonte Bloomberg). Di conseguenza, se da un lato la volatilità di Enel spinge in alto il rendimento, dall’altra, a mio avviso, oggi aggiunge una buona dose se non di rischio, quanto meno di incertezza. La presenza di un sottostante in più, Intesa SanPaolo, rispetto a basket simili che vedono solo Unicredit, invece non la reputo una particolare aggiunta di rischiosità. La correlazione tra i due istituti è infatti molto forte, al punto che averne una o averle entrambe non provoca grosse differenze in termini di esposizione.

Per quanto riguarda invece le altre caratteristiche oltre ad essere uno degli emittente con più alto rating, il certificato paga una cedola trimestrale del 7%, per un rendimento annuo del 28% (acquistando a 102€ il rendimento scende al 26% ma rimane comunque molto elevato). A differenza del caso precedente, sono già stati fatti gli strike con Stellantis worst of a -0,64% mentre sono sopra gli altri, con le due banche a +2% ed Eni addirittura a +5%. La barriera è posta al 60% dei prezzi di strike e, prevedendo il richiamo anticipato su iniziativa dell’emittente, non è invece prevista l’opzione autocall. E’ comunque ampiamente preventivabile che qualora i sottostanti siano tutti sopra strike sia nell’interesse dell’emittente andare a chiudere anticipatamente il certificato, anziché rimanere esposto alla probabilità di pagare altre cedole.

Due prodotti quindi simili tra loro, con medesimo basket e rendimento non troppo distante (23,40% annuo su due anni di durata contro 26% su un anno di durata), da un lato con la possibilità di call da parte dell’emittente nel Barclays e dall’altra il richiamo previsto solo a condizioni predeterminate dal’autocall tradizionale. 

Reputo per composizione basket, emittenti e caratteristiche del prodotto queste siano le migliori alternative sul mercato al prodotto destinato all’autocall o, per chi non ha un’esposizione elevata al mercato italiano, le due migliori soluzioni su cui costruire una posizione.

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