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La boa di sughero torna a galla

La boa di sughero torna a galla

Dopo le incertezze di gennaio, i mercati azionari iniziano febbraio in maniera clamorosa: subito dopo mezzanotte di domenica scorsa i futures USA partono in lettera, il Nasdaq 100 tocca un minimo a 12727, mentre quello dello S&P scende fino a 3656. Da quella notte del 1° febbraio, i due principali indici yankee sono saliti ininterrottamente chiudendo sui soliti massimi storici. Il Nasdaq future arriva fino a 13638 punti, mentre S&P 500 a 3888: in cinque giorni un’escursione tra il minimo ed il massimo di 911 punti per il Nasdaq (+7,15%) e di 232 per lo S&P (+6,35%). Escursioni di entità analoghe sugli altri principali listini mondiali, tra i quali anche il nostro Ftse Mib che guadagna tra minimo e massimo la bellezza di 1685 punti (+7,8%). Segnaliamo infine anche il nuovo massimo storico dell’indice Xetra Dax che chiude l’ottava con un picco intraday a 14114 per poi flettere in chiusura a 14056.

Nel mese di gennaio i listini avevano sostanzialmente consolidato, ogni tanto disturbati dalle dichiarazioni di personaggi autorevoli, quale il Presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic o della Fed di Dallas Robert Kaplan, che, poiché molto ottimisti sull’evolversi della futura situazione economica del Paese, si aspettavano a fine 2021 una possibile riduzione del supporto monetario. L’inizio scoppiettante del mese di febbraio non ha motivazioni d’ordine fondamentale, nessuna particolare sorpresa. I bilanci societari delle principali Società degli Stati Uniti usciti a fine gennaio, pur essendo (al solito) superiori alle attese, non avevano infiammato i listini, anzi, in alcuni casi si era assistito ad una sorta di “sell on news”. Anche i dati rilasciati il 5 febbraio dal Bureau of Labor Statistics segnalano un perdurare della debolezza del mercato del lavoro. Ai commentatori dei mercati rimane quindi una sola motivazione: i democratici aprono la strada all’approvazione del pacchetto COVID da $ 1,9 trilioni; inoltre, il Presidente Biden ha sottolineato “la necessità di un’azione aggressiva, proprio causa la volubilità del mercato del lavoro”.

La ritrovata debolezza del dollaro, che perde in poco tempo quasi una figura contro euro, favorendo anche un recupero di oltre 20 dollari dai minimi dell’oro, conferma il grado d’incertezza che ancora regna nell’economia USA.Tanto peggio tanto meglio: la boa di sughero è tornata a galla! Arriverà presto della nuova liquidità che in parte sarà utile ad alimentare speculazioni del popolo di Reddit, liquidità che arriva da nuovo debito, debito che l’amministrazione Biden amplierà a dismisura almeno fino a quando le cose non andranno realmente bene!

Quando andrà meglio quindi andrà peggio: un rallentamento della politica monetaria espansiva potrebbe cambiare il peso specifico del materiale della boa!

In Italia invece i mercati hanno esultato per motivi validi: per un po’ ci guiderà Mario Draghi: crollo dello spread, titoli bancari che volano, aspettative molto alte.Ben venga l’entusiasmo. Abbiamo tutti la convinzione che i 209 miliardi del Recovery Fund verranno gestiti bene, che non vedremo più i sussidi all’economia cinese attraverso “bonus bicicletta o monopattino” o costosi “cash back” che servono ad avvantaggiare più i benestanti che i diseredati. Forse il nuovo debito che arriverà sarà davvero un debito “buono”, che alla fine darà più soldi di quelli presi in prestito.Infine, benché mi dispiaccia ricordarlo, dobbiamo fare attenzione al fatto che l’euforia di questi giorni implica drammaticamente l’opposto nel caso di un fallimento: una rinuncia di Draghi o le eventuali sue dimissioni prima del termine del mandato provocherebbero un tragico crollo!

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