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Dal primo pozzo a Fredonia agli interessi geopolitici: scenari sul Natural Gas

Dal primo pozzo a Fredonia agli interessi geopolitici: scenari sul Natural Gas

Se già a partire dal VII secolo avanti Cristo Plutarco racconta della fuoriuscita di fiamme, fumi e strani movimenti misteriosi provenienti dall’interno di una fessura di un terreno, situato nella città di Delfi, in un’area dedicata al tempio di Apollo, è facilmente comprensibile la grande attenzione che storicamente l’uomo ha focalizzato sul gas naturale. Innumerevoli le storie, racconti, narrazioni, aneddoti da  descrivere sulla materia prima protagonista non solo di questo approfondimento ma dell’ultimo anno. La sua performance è stata davvero di tutto rispetto. Volendo stilare una classifica tra le Commodities puntualmente analizzate negli ultimi mesi, certamente il natural gas occupa i primi posti, con una trend interessantissimo e pari ad una percentuale superiore al 60% da un anno a questa parte. Senza dubbio bisogna attribuire a William Hart l’utilizzo che noi oggigiorno conosciamo, grazie alla sua brillante intuizione. Vero padre fondatore del gas naturale, colui il quale scava il primo pozzo.  Da Fredonia, nello stato di New York, dove storicamente è nata la prima azienda di gas naturale, ai giorni nostri, la vicende che hanno accompagnato l’interesse per la materia prima sono davvero infinite. Proprio in queste ultime settimane gli Stati Uniti hanno minacciato nuove sanzioni nei confronti di quelle società europee che collaborano al progetto russo Nord Stream 2 in relazione al raddoppio del gasdotto che arriva in Germania.

Oltre ad avere una storia importante e, per certi aspetti, affascinante ha nel tempo sviluppato ed amplificato il suo utilizzo in determinati settori dell’economia reale. Dall’alimentazione per i condizionatori di aria alla produzione dell’energia elettrica, agli usi industriali, al riscaldamento, senza dimenticare che è proprio questa materia prima ad alimentare i generatori utili a far muovere le potenti turbine che producono energia. Considerando che i principali Paesi produttori sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Russia, le due potenze mondiali non si sono mai sottratte all’interesse ed alle diatribe geopolitiche che si sono acuite dietro tale materia prima, basti pensare a tutto quello che è accaduto e che continua appunto ad accadere in relazione al progetto Nord Stream 2, il gasdotto che attraverso il Mar Baltico fornisce direttamente il gas prodotto in Russia all’Europa, preoccupando fortemente gli interessi statunitensi che negli ultimi anni sono riusciti ad aumentare senza sosta i quantitativi di gas naturale liquefatto verso il Vecchio Continente. La stessa differenza nel trasporto può influire sul costo del natural gas difatti vengono utilizzate le famose pipeline, ossia delle tubature che per chilometri portano a destinazione il prodotto. Per quanto riguarda il gas naturale liquefatto (gas che viene trasformato, attraverso un processo di congelamento a meno 162 gradi, riducendo il volume di ben 600 volte) viene trasportato usufruendo di specifiche navi container che salpano da un porto all’altro.  

Dal punto di vista grafico, su un timeframe mensile, il prezzo è stato calamitato in area 3,3 dollari (per un milione British thermal unit) che rappresenta i livelli massimi del 2020, precisamente dei mesi di ottobre e novembre. Analizzando un grafico giornaliero, il ritracciamento sino ai 2,8-2,75 dollari ed il superamento di tale area può alimentare ulteriori vendite da far nuovamente veleggiare il prezzo all’interno del trading range parimetrato tra il supporto in area 2,3 e la resistenza a 2,8 dollari.

L’aumento delle quotazioni è frutto anche delle incredibili temperature registrate negli Stati Uniti, che hanno influito negativamente sulla produzione di petrolio e gas. Se consideriamo, ad esempio, che il Texas produce più petrolio degli altri territori e produce circa il 40% di gas naturale liquefatto possiamo capire l’impatto negativo che hanno avuto le temperature rigidissime, diversamente ad altri territori come il Nord Dakota o l’Alaska dove il freddo non rappresenta una novità. Proprio in Texas, così come accaduto in Louisiana, Kentucky e Missouri, si sono registrate temperature che non si percepivano da decenni. Gli impianti in Louisiana, in particolare, sono stati messi a dura prova dalle temperature. È importante sottolineare che gli Stati Uniti sono il terzo Paese a livello globale per esportazione di Gnl (secondo gli ultimi dati forniti dall’International Gas Union – IGU- il Qatar si conferma il più importante esportatore mondiale di gas naturale liquefatto).

Alcuni oleodotti, a causa del congelamento, sono stati chiusi e messi in protezione, anche parte di quelli che si trovano nell’hub di consegna di Cushing in Oklahoma che, storicamente, a partire da quando il Future sul WTI fu quotato per la prima volta nel 1983, iniziò ad essere un effervescente snodo per la compravendita sul mercato a pronti del petrolio, grazie agli oleodotti presenti, alle raffinerie e terminali di stoccaggio. Oggigiorno è senza dubbio lo snodo principale del mercato globale del greggio. Qui viene consegnato il petrolio fisico. Le difficoltà riscontrate con le basse temperature hanno portato addirittura alla decisione di bloccare temporaneamente l’esportazione della materia prima. La situazione è preoccupante, milioni di persone sono prive di riscaldamento ed energia elettrica a causa di questo blackout. Lo stesso Permian Basin, ossia uno dei più rilevanti giacimenti di fracking di oil&gas, è fermo. Per questo si è registrato un forte rialzo dei prezzi, anche se l’ultimo dato sulla variazione del numero dei piedi cubi di gas naturale che si trovano nei depositi sotterranei, così come pubblicato dall’Energy Information Administration (-237 Bcf) hanno contribuito al rientro in area 3 dollari per un milione di British thermal units. 

Rilevanti sono anche gli hub considerati dei veri e propri punti di scambio del gas. Quello più famoso si trova negli USA, nel territorio della Louisiana, nella città di Erath. Il riferimento è al famoso Henry Hub che ha iniziato la sua attività a partire dagli anni cinquanta, anche se la sua storia risale alla prima metà dell’ottocento. Ma in Europa il riferimento è l’hub di Trading Dutch Title Transfer Facility che dall’Olanda ha superato per la prima volta nel 2020 l’Henry Hub in relazione all’open interest con un numero record di contratti da parte degli operatori. L’Hub TTF è ormai considerato uno dei più importanti al mondo e certamente primo in Europa, complice anche l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, superando il National Balance Point (NBP) del Regno Unito. Tuttavia, i prezzi dell’Henry Hub rappresentano il punto di riferimento non solo per il mercato americano ma per tutto il mercato globale. Fondamentale risulta monitorare i numeri pubblicati dall’Energy Information Administration relativi al numero delle scorte. L’immagazzinamento nei siti di stoccaggio ha un ruolo molto importante in quanto può disorientare l’investitore, difatti spesso capita che nonostante l’irrigidimento delle temperature nei mesi invernali vi sono spinte al rialzo, quindi una crescita dei prezzi, non necessariamente nette e decise. Questo fenomeno rappresenta la stretta conseguenza di scorte in eccesso ancora da smaltire. Il recente Short-term Energy Outlook redatto dall’EIA ha indicato la situazione delle scorte in avvicinamento alla media quinquennale.  L’aumento delle esportazioni, affiancato da una crescita delle domanda, non solo contribuiscono a  ridurre le scorte (tema che negli ultimi tempi ha preoccupato molti operatori, con livelli sopra la media quinquennale)  ma allo stesso tempo influiscono sulla crescita dei prezzi, senza trascurare l’irrigidimento del clima nella parte settentrionale degli Stati Uniti che pone in essere una ulteriore richiesta della materia prima. L’invito, pertanto, è di monitorare non solo il fattore clima ma anche la condizione delle scorte ed i consumi elettrici, non sottovalutando l’idea che la maggior parte delle centrali elettriche nell’economia a stelle e strisce sono alimentate a gas naturale. Stessa situazione in Cina che, con la transizione energetica ed i progetti finalizzati alla riduzione delle emissioni in atmosfera, implementa le riconversioni delle centrali a carbone orientandosi sul gas. Questo aspetto, nel medio-lungo periodo può influire sui prezzi. Il fattore stagionalità sicuramente è fondamentale ma con le dovute eccezioni.

Senza dubbio, proprio nelle ultime settimane abbiamo avuto diversi dimostrazioni di come eventi particolari, legati ad esempio al meteo, generano dei veri e propri contraccolpi sull’offerta, così come accade durante la stagione degli uragani quando molti impianti vengono messi in protezione ed i prezzi aumentano. Altro aspetto da considerare è l’assunto che il gas che viene utilizzato in un preciso periodo non è quello prodotto bensì il precedente immagazzinato nei siti di stoccaggio.

Tornando all’indescrivibile interesse dal punto di vista geopolitico sul natural gas è notizia di questi ultimi giorni il progetto del North Field riguardante il gas liquefatto che vede protagonista il Quatar deciso a primeggiare sul mercato, con costi di produzione imbattibili. L’obiettivo partito da Doha la dice lunga sulle prospettive della storica commodity.

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