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Finalmente un dato brutto!

Finalmente un dato brutto!

La prima settimana di maggio ha avuto un andamento bivalente. Prima le parole del segretario al Tesoro USA, Janet Yellen, secondo cui un rialzo dei tassi Usa potrebbe rendersi necessario “per evitare un surriscaldamento dell’economia” ha portato i listini USA a dei ribassi consistenti: martedì 4 infatti l’Indice Nasdaq 100 aveva toccato un minimo a 13396 punti,  lo S&P 500 a 4128; in Europa il DAX era precipitato fino a 14845 punti, mentre l’Indice Ftse Mib era ridisceso sotto i 24.000 punti fino ad un minimo relativo di 23944.  Dopo un iniziale avvitamento degli indici, la settimana si è invece conclusa in festa grande con i consueti record storici di Dow Jones e S&P. A contribuire al recupero degli indici la smentita della Yellen, che ha minimizzato quello che aveva detto prima e poi – ciliegina sulla torta – il dato negativo sull’occupazione USA che è aumentata solo di 266 mila unità rispetto al milione previsto dagli economisti, mentre il tasso di disoccupazione è salito dal 6 al 6,1%, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics.

Finalmente un dato brutto!”, avranno pensato tra sé e sé molti investitori, che, dopo essersi spaventati per la ripresa USA del PIL del primo quarto 2021(+6,4%), del PMI manifatturiero (63,5) e di quello dei servizi (64,7), avevano paventato che le cose stessero andando troppo bene, e quindi si potesse avvicinare il temuto spettro del “tapering”, che invece è stato allontanato dalla delusione dei dati occupazionali di aprile.    

È bastato così solo qualche timore sulla ripresa degli Stati Uniti per far scendere il Dollar Index (90,2), far balzare l’oro a USD 1831 l’oncia e portare il cambio €/$ a 1,2170, anche se l’andamento clamoroso del rame (USD 10410 a tonnellata) e petrolio WTI (USD 64,80 al barile) sembrano snobbare quanto emerso dai dati occupazionali.

Non credo che questo dato sulle nuove buste paga dei lavoratori USA possa pregiudicare quel forte movimento di ripresa in atto: grazie al successo della campagna vaccinale, alla riapertura dell’economia, alla politica monetaria estremamente accomodante e all’iniezione di nuovi stimoli fiscali, le imprese stanno segnalando il più forte aumento della domanda registrato da almeno un decennio. Secondo me, la ripresa USA nel 2021 sarà superiore anche alle stime ufficiali

Dopo i deludenti dati europei sui PIL del primo trimestre, il settore manifatturiero cresce in tutta Europa; vi sono stati risultati rilevanti grazie all’aumento della produzione e ai nuovi ordini: siamo sulla strada giusta anche se un trimestre in ritardo rispetto agli yankee. L’Europa uscirà dalla recessione tecnica nel secondo trimestre, ci toglieremo presto da questa situazione in cui siamo precipitati per la pandemia. 

La Germania, in recessione tecnica con il PIL nel 1° trimestre a -1,7% ed un’inflazione del 2%, migliorerà nel secondo quarto dell’anno e se il suo processo inflattivo in corso dovesse ulteriormente accelerare, il 10 giugno, data del prossimo Consiglio direttivo dell’Eurotower, si acuirà la spaccatura tra falchi e colombe all’interno della Bce sul piano di acquisti Pepp: i mercati obbligazionari continuano – anche se lentamente – a penalizzare i prezzi dei bond sovrani europei (aumentandone i loro rendimenti) in dissonanza col recupero dei bond USA.   

Chi spera in ulteriori dati brutti credo si sbagli!

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