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Gestire le perdite: cosa faccio quando sono nel “limbo” dei Certificati

Gestire le perdite: cosa faccio quando sono nel “limbo” dei Certificati

Una decina di anni fa ho iniziato a maturare una forte passione per la psicologia e ho approfondito lo studio dei cosidetti “bias comportamentali”, ossia tutti quei comportamenti che, spontaneamente, tendiamo a mettere in atto e spesso ci portano a prendere decisioni sbagliate. In pratica il bias comportamentale fa sì che “leggiamo” le informazioni che ci arrivano dal mondo esterno con un filtro (interno) e prendiamo le nostre decisioni sulla base di informazioni filtrate in modo sbagliato, senza riuscire a leggere oggettivamente quello che il mondo esterno ci voleva comunicare. È una sorta di barriera che ci impedisce di dare il nostro massimo.

Questi studi mi sono stati molto utili nella carriera lavorativa ma soprattutto quando ho iniziato a gestire attivamente i miei risparmi. Infatti nella finanza l’aspetto psicologico è di fondamentale importanza e la gestione di questi bias può rappresentare nel lungo periodo un vantaggio non indifferente in termini di performance. Non a caso si sviluppa a ritmo sempre più accelerato la branca di studio della finanza comportamentale.

Questo cappello è volto ad introdurre un concetto fondamentale da tenere a mente quando si investe. Uno dei maggiori bias comportamentali che colpisce l’investitore non professionista (e purtroppo, qualche volta, anche il professionista) è quello di non rivendere una posizione in perdita, rimanendo ancorato alle proprie posizioni iniziali, ignorando le nuove informazioni (negative) e selezionando solo le informazioni positive per giustificare la propria decisione di investimento iniziale e per continuare a percorrere quella strada impervia anche dopo che le condizioni sono peggiorate. Questo comportamento è insito nella natura umana, ed è la sintesi di diversi bias comportamentali.

Quando investiamo i nostri risparmi potremmo non essere lucidi e tendere a selezionare solo le informazioni che ci fanno “comodo” per giustificare la nostra decisione di investimento. Dobbiamo imparare ad accettare che questa tendenza è sempre presente in noi e imparare a rimuoverla, analizzando oggettivamente ogni informazione, indipendentemente da quello che pensavamo in passato, indipendentemente da quello che pensano gli altri investitori.

Nessun trader o investitore professionista al mondo ha avuto solo posizioni in guadagno: le perdite sono fisiologiche ed è normale che si presentino prima o poi in ogni portafogli. In effetti l’obiettivo di ogni bravo investitore è accrescere il proprio patrimonio nel suo complesso quindi l’obiettivo è quello di avere più guadagni che perdite. Dato che nessuno di noi ha la palla di vetro e può prevedere esattamente quello che accadrà sui mercati, l’unico modo per evolverci come investitori è quello di imparare a gestire le perdite nel modo più efficente ed efficace possibile, eliminando il quanto più possibile i bias comportamentali. L’unico modo per farlo è leggere oggettivamente tutte le informazioni che abbiamo.

Imparare a gestire le perdite significa imparare ad essere un investitore professionista quindi investiamo tempo e forze nell’impararlo perchè ci sarà utile per tutto il nostro percorso da investitori.

Parliamo quindi dei prodotti in perdita, per i quali vi illustro la mia personale strategia, compatibile ovviamente con il mio personale livello di rischio e la mia operatività, quindi non è detto che sia applicabile a tutti i portafogli e a tutti gli investitori ma spero vi fornisca degli spunti interessanti.

Come abbiamo visto nel webinar dedicato alla gestione delle perdite, l’unico modo per gestire le perdite “gratis” (ossia senza copertura) è prevenirle attraverso la diversificazione di portafoglio. Questa è la base di partenza. Non mi dilungo dato che è stato dedicato un webinar sull’argomento.

Ovviamente, nonostante abbiamo diversificato, ci può sempre essere una perdita e non per questo dobbiamo restare inermi, dobbiamo gestirla attivamente, così da amplificare le nostre possibilità future di guadagno.

Il modo più semplice per capire velocemente se siamo in perdita (senza guardare il nostro file excel con i premi pagati e il prezzo di carico) ma soprattutto per capire la situazione attuale del certificato è guardare il prezzo del certificato stesso: quel prezzo contiene tutte le informazioni attuali e prospettiche (attese) sul sottostante e sulla struttura del prodotto. Per questo può essere utilizzato come un “campanello di allarme”, una “sveglia” che ci permette di isolare i prodotti che non stanno performando bene, che quindi hanno bisogno della nostra attenzione, da quelli che stanno performando bene.

La domanda è ovviamente come impostare la sveglia? Ossia quando devo preoccuparmi e gestire la perdita attivamente? La risposta è, come sempre, “dipende”. Dipende da tanti fattori, tra cui la size totale del nostro portafoglio, la nostra pianificazione finanziaria, il nostro livello di rischio e il nostro target di rendimento, nonchè il nostro metodo di gestione di portafoglio.

Vi illustro il mio metodo per “impostare la sveglia” ma non è detto che sia applicabile a tutti i portafogli. Quanto segue è basato sulla mia operatività di quest’anno e sicuramente è soggetto a variazioni a seconda dell’andamento dei mercati finanziari (mercati più o meno volatili). Le soglie di prezzo illustrate di seguito sono dunque indicative e rispecchiano le condizioni di mercato attuali.

Considerando un Certificato con valore nominale di 100 euro (non della tipologia “Recovery”), personalmente, fino ad un prezzo di 95 euro “ignoro la perdita”. Si tratta in effetti di una perdita minima sul valore nominale che nella maggior parte dei Certificati viene coperta con il premio annuale e in ogni caso è poco significativa, anzi è abbastanza “normale”, come si può vedere dal prezzo dei diversi prodotti quotati.

Se il certificato quota ad un prezzo inferiore a 95 euro, distinguo tra prodotti difensivi e prodotti medio-aggressivi.

Partiamo dai prodotti difensivi:

  • Se il prezzo del certificato è compreso tra 85 e 95 euro, potrebbe esserci un’importante perdita su uno o più sottostanti quindi “imposto la sveglia” e cerco di valutare se la perdita è temporanea o meno. Se è temporanea, reinvesto (compatibilmente con la massima percentuale di portafoglio da dedicare al prodotto) così da abbassare il prezzo di carico. Se non è temporanea, applico una strategia di Switch to Recovery.
  • Da 85 euro in giù, applico una strategia di Switch to Recovery, tranne rarissime eccezioni. Tra le rarissime eccezioni annovererei shock di mercato su un sottostante che ha acquisito una maggiore volatilità ma che ha ottime prospettive di crescita. In tal caso valuto la possibilità di un nuovo acquisto non solo sul prodotto in perdita ma anche su prodotti simili ma più difensivi (con barriera più profonda o strike più bassi o strutture più protettive). Questa eccezione è dovuta al fatto che è estremamente penalizzante vendere in un momento di spike di volatilità e ribasso del sottostante di un Certificato per questo la strategia deve essere estremamente ponderata.

Per i prodotti medio-aggressivi, il discorso è il medesimo ma ho dei livelli di prezzo (ossia delle “sveglie”) diversi:

  • Se il prezzo del certificato è compreso tra 95 e 90 euro: monitoro il sottostante in perdita con più attenzione del solito ma non agisco
  • Se il prezzo del certificato è compreso tra 85 e 90 euro: cerco di valutare se la perdita è temporanea o meno. Se è temporanea, reinvesto (compatibilmente con la massima percentuale di portafoglio da dedicare al prodotto) così da abbassare il prezzo di carico. Se non è temporanea, applico la strategia di Switch to Recovery.
  • Se il prezzo del certificato è compreso tra 80 e 85 euro: applico la strategia di Switch to Recovery, tranne rarissime eccezioni. In questo caso potrei aspettare fino ad un prezzo di 75, se credo in un rialzo dell’azione e se vi è un picco di volatilità (o il market maker applica uno spread troppo elevato).

Quanto sopra è legato alla dinamica dei mercati finanziari nel 2021: non applicherei la medesima strategia se ci fosse un nuovo periodo come marzo-aprile 2020. Anzi, in tal caso probabilmente non toccherei il portafoglio.

Faccio notare che sono un investitore più tendente al trader (anche perchè ho un “piccolo” portafoglio ma grandi ambizioni) e quindi tendenzialmente più attivo. Se fossi un “cassettista”, figura che stimo moltissimo perchè ha la pazienza di aspettare i rendimenti e la capacità di tenere la posizione anche in fasi di mercato avverse, monitorerei semplicemente con più attenzione del solito i Certificati che si avvicinano ad un prezzo di 80-85 euro.

Come anticipato, il prezzo per me è un campanello di allarme, non rappresenta uno stop-loss. Il prezzo mi aiuta a focalizzarmi sui prodotti che hanno bisogno di essere analizzati. Poi, per capire come muovermi, devo necessariamente capire in che situazione è il Certificato.

Vi riporto di seguito degli esempi concreti di prodotti in perdita che ho in portafoglio e delle azioni messe in atto. Non necessariamente le azioni hanno massimizzato o massimizzeranno l’utile ma spero vi siano utili a comprendere la mia personale gestione di portafoglio in caso di perdita.

DE000UE93N86prezzo attuale 97 euro

Non è in “perdita” in questo momento ma lo è stato a metà luglio, quando la quotazione superava di poco 91 euro. Essendo un prodotto ultra-difensivo e non vedendo grandi problemi sulle azioni sottostanti, considerando anche le barriere, ho incrementato la posizione nella fase di correzione.

DE000VQ7NPZ7 – prezzo attuale a 93.60 euro

Ho già ricevuto un premio (2.38 euro) e l’ho in carico leggermente sotto la pari. Non monitoro le società (la peggiore è UBER a -15%).

DE000VQ429F6 – prezzo attuale a 92.60 euro

Ho già ricevuto 2 premi (per un totale di 3.72 euro) e l’ho in carico sotto la pari. Il prodotto è difensivo, quindi monitoro le società e valuto un ulteriore ingresso.

DE000VQ7Y0Q7 – prezzo attuale 87 euro

Il peggiore è Carnival a -21%, il prezzo “a sconto” è dovuto ad un aumento di volatilità, che renderebbe molto penalizzante un eventuale vendita. Sta per pagare il premio di 3.38 euro il 25 agosto e l’ho in carico ampiamente sotto la pari, avendo aumentato l’esposizione a metà luglio, sui minimi. Se fosse stato disponibile il DE000VQ9RLM1 quando ho aumentato la posizione, probabilmente avrei acquistato quest’ultimo in quanto più protettivo rispetto al primo.

E ora veniamo al DE000VQ6S1T8, un prodotto che lo definirei il mio preferito del 2021, che ho dovuto vendere a malincuore, mantenendo il sangue freddo. Ho venduto a circa 80 euro il 12/8 (dopo aver incassato la prima cedola di 5.16 euro e avendolo in carico sotto la pari, avendo acquistato in diverse fasi di ribasso), prima dell’apertura USA dopo la conferenza delle trimestrali. Avrei potuto vendere nei primi giorni di agosto a 85 euro, c’era stato un piccolo rialzo prima del crollo ma ho deciso di aspettare per due ragioni: (i) ero fiduciosa nel buon esito delle trimestrali e (ii) non volevo vendere in un momento di massima volatilità e massimo ribasso. Tuttavia, nonostante le trimestrali fossero tendenzialmente positive, il titolo ha continuato a scendere e ho venuto prima che il certificato scendesse sotto barriera.
Ho venduto non tanto perchè non credo nella ripresa di Iqiyi ma perchè mi sono data la regola di non tenere i prodotti sotto barriera. Molti di voi mi hanno chiesto perchè non tengo prodotti sotto barriera e la risposta risiede nel pricing dei Certificati. Un prodotto sopra barriera, anche di poco, se scadesse oggi pagherebbe premio e rimborserebbe il capitale. Un prodotto sotto barriera no. In particolare, ipotizziamo che il sottostante (volatile) riduca la propria volatilità e si fermi al valore attuale. Se sono sopra barriera il prezzo del certificato è solo destinato a crescere, se sono sotto barriera è destinato a scendere (questo è il cosidetto time decay delle opzioni che si applica anche ai certificati). Questo “percorso” verso il rialzo o il ribasso sulla base del valore attuale è prezzato nel Certificato: la situazione attuale è quella che ha il maggior peso nel pricing perchè è quella più vicina nel tempo, gli scenari futuri sono pesati per la probabilità che hanno di accadere e scontati per il tempo mancante alla loro realizzazione. Per questo un prodotto sotto barriera subirà in modo molto forte l’ulteriore discesa del sottostante, che renderà sempre più lontano il pagamento del premio e il rimborso del capitale e in modo meno forte il rialzo, tranne nel caso in cui si superi la barriera. In tal caso il prezzo sarà pari al mio prezzo di vendita o poco superiore e potrò sempre riaquistarlo. Di conseguenza preferisco uscire da un prodotto prima che violi la barriera e rientrare nel caso in cui le condizioni lo permettano in futuro, una volta superata di diversi punti percentuale la barriera oppure dimenticarmene ed andare avanti.

Ovviamente il mio metodo è quello di un investitore “attivo”, quasi un “trader” e non di un puro “cassettista”, che investendo nel lungo periodo si occupa meno di monitorare le posizioni attuali. Il mio metodo inoltre non sarebbe applicabile ai prodotti molto aggressivi (es. i Tesla/Nio non sono soggetti alle stesse logiche), per questo si tratta di uno spunto e ognuno di noi potrà applicare efficientemente un diverso metodo.

Faccio notare che quando investiamo partiamo già in perdita (perdiamo immediatamente lo spread e i costi di negoziazione) quindi impariamo a convivere anche con portafogli quasi completamente in rosso, specialmente questi giorni, non dobbiamo mai dimenticarci il nostro orizzonte di investimento e l’obiettivo di medio-lungo periodo.

Ci sono molti prodotti che al momento sono vicini alla barriera premio o alla barriera capitale, nel cosiddetto “limbo” dei certificati. Per questo, il 30 agosto alle ore 17.30 ripartiamo con un webinar dedicato all’argomento “I Certificati “nel limbo”: come gestire i prodotti in perdita” con Alessandro Pavan e Francesca Fossatelli.


In più a partire dal 7 settembre, ogni mese, ci sarà una Private Room: un webinar senza un argomento, dedicato solo ed esclusivamente alle vostre domande. Sarà possibile fare le domande direttamente online o anche in anticipo via email (info@freefinance.biz – si prega di inviare l’email con oggetto “Private Room”). Essendo le Private Room interazioni “senza peli sulla lingua” tra investitori ed esperti, non saranno registrate e sarà possibile partecipare solo in diretta live.

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