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Il Certificato della Settimana di Alessandro Pavan

Il Certificato della Settimana di Alessandro Pavan

Dopo il picco di volatilità di ieri, con il VIX risalito sopra 30 su valori che non si vedevano dai primi mesi dell’anno, i mercati sembrano muoversi oggi con oscillazioni più contenute. L’incertezza rimane comunque elevata, così come rimane elevato il rischio di un ingresso sbagliato, soprattutto in caso di stock ad alta volatilità. Motivo per il quale oggi mi soffermo su un prodotto con due soli sottostanti e su un settore direttamente correlato alla produzione industriale. Siamo agli antipodi rispetto ai sottostanti tech o travel delle ultime segnalazioni ed in un business, quello dell’estrazione mineraria, che sarà fondamentale in tutti i processi di transizione ecologica e tecnologica che caratterizzerà il mondo ed i mercati nei prossimi anni e decenni. Come evidenziato da Daniel Sullivan, Head of Global Natural Resources di Janus Henderson, che cito testualmente:

“Non dobbiamo dimenticare la transizione all’energia pulita e il suo impatto sulla domanda di materiali.  Si tratta di un trend globale pluriennale, trainato dalla crescente diffusione di veicoli elettrici (VE) e dai continui investimenti nelle fonti di energia rinnovabili. Poiché molti Paesi e società si sono impegnati a raggiungere il target di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050, saranno necessari profondi cambiamenti. L’impegno a conseguire tale risultato si tradurrà in una forte domanda di rame, nickel, alluminio, cobalto, litio, grafite e altre terre rare, componenti fondamentali per la realizzazione di VE e infrastrutture per la generazione di energia rinnovabile. Per soddisfare la domanda stimata occorreranno investimenti volti ad ampliare la capacità produttiva.”

Vediamo nel dettaglio i due sottostanti del certificato.

Glencore International Plc è una società mineraria e di scambio merci multinazionale anglo-svizzera. La società fu fondata nel 1974 ed è presente in più di 35 paesi, controllando più di 150 siti di estrazione.

Ad oggi è il maggiore produttore di cobalto, elemento essenziale nella produzione di batterie poiché le rende più durature nel tempo e ne aumenta la densità energetica (il che è di fondamentale importanza per una maggior autonomia nel caso di auto elettriche). Oltre al cobalto l’azienda estrae numerosi tipi di metalli tra cui: rame, nickel, zinco e piombo, alluminio, ferro, oro e argento. Estrae anche carbone, petrolio e gas naturale. È attiva anche nel settore del recupero e riciclo di metalli preziosi e rame.

La società nel 2019 registrava ricavi totali per $ 215,11 miliardi, mentre nel 2020 è riuscita a generare $ 142,34 miliardi (un calo del 33,83%). A chiusura della prima metà del 2021 ha riportato un fatturato pari a $ 93,81 miliardi, in aumento del 32,19% rispetto alla prima metà 2020, ma ancora leggermente sotto i livelli 2019, in cui aveva prodotto ricavi per circa $ 97 miliardi.

Gli utili sono tornati positivi nella prima metà del 2021 rispetto alla perdita del 2020, registrando utili per $ 1,27 miliardi nell’anno in corso contro una perdita per $ 2,6 miliardi dello scorso anno.

Vale S.A., è un gruppo minerario brasiliano, particolarmente focalizzato sulla produzione di minerale di ferro di cui è il maggior produttore ed il maggior esportatore al mondo. La società è inoltre è tra i principali produttori di nickel e di altri materiali quali rame, manganese e carbone.

In termini di logistica l’azienda è ben organizzata sia per il trasporto ferroviario che via mare. Il 54% dell’energia consumata dalla società per le proprie attività di estrazione e trasporto viene autogenerata prevalentemente attraverso risorse idriche e l’eolico.

Negli ultimi 5 anni i ricavi prodotti dalla società sono saliti mediamente di circa il 12% annuo. A chiusura del terzo trimestre, Vale ha generato ricavi da inizio anno per 42 miliardi di dollari (un aumento del 66% rispetto allo stesso periodo 2020 e del 52% rispetto al 2019).

Anche gli utili sono in netto aumento nel 2021, in particolare grazie al boom del secondo quarter, e la società sta già registrando utili per $ 17,19 miliardi (+307,8% rispetto al 2020).

Il certificato emesso da Vontobel lo scorso 18 novembre, codice ISIN DE000VX3LDM5, si acquista oggi intorno alla pari con entrambi i sottostanti vicini ai valori di strike. Nonostante le turbolenze degli ultimi giorni, i due titoli non hanno registrato movimenti troppo importanti. L’impennata della volatilità nella giornata di venerdì aveva spinto in basso il prezzo ma ho preferito attendere uno spiraglio di normalizzazione prima di selezionare il prodotto.

Come per gran parte delle recenti emissioni, il flusso cedolare è mensile e pari allo 0,7%, per un rendimento annuo del 8,4%. La prima osservazione autocall, a maggio 2022, permette quindi l’incasso di almeno sei cedole prima dell’eventuale richiamo anticipato.

La barriera cedola, che coincide con la barriera capitale è posta al 60% dei valori di strike:

  • per Glencore, che oggi quota 364£, la barriera è a 217£, su valori visti solo nei mesi dei lockdown che anno seguito marzo 2020; da li titolo ha cominciato la sua risalita che l’ha portato fino ai massimi a 397£. Il valore di strike, posto a 363£ è quindi circa 8,5% sotto ai massimi di inizio ottobre;
  • discorso diverso invece per Vale, dove la barriera a 7,38$ è addirittura sotto ai valori di marzo 2020, ma il trend degli ultimi mesi è molto diverso dalla precedente. Post lockdown infatti il titolo si è spinto fino a 23$, salvo poi invertire la rotta nella seconda parte del 2021 e scendere fino agli attuali 12$. La barriera quindi è circa al 30% rispetto ai valori di giugno. Inoltre, il titolo ha provato due volte il rimbalzo nei mesi scorsi, a 11,6 e a 11,3. Nonostante quindi un trend di medio periodo discendente, il valore barriera è molto profondo.

Come sempre accade quindi, un mix di motivazioni mi spinge a selezionare questo prodotto:

  • settore in espansione a causa delle nuove necessità industriali;
  • basket con solo due sottostanti, strike fissati sotto o lontano nel caso di Vale dai massimi e barriera al 60% per un adeguata protezione sul capitale;
  • rendimento commisurato alla rischiosità del prodotto e pari al 8,4% anno.

Ritengo possa essere ben decorrelato rispetto ai vari certificati con sottostanti tech e travel visti di recente, anche grazie alla resistenza al fenomeno inflattivo che il settore dell’estrazione mineraria ha, potendo ribaltare a valle l’eventuale maggior costo.

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