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Il segreto di Pulcinella

Il segreto di Pulcinella

Mercoledì 15 dicembre la Fed ha rivelato il segreto di Pulcinella dei mercati: lo stimolo sarà ritirato più velocemente del previsto e i tassi USA cominceranno a salire, probabilmente dalla prossima primavera con tre aumenti dello 0.25% nel corso del 2022.

I mercati sono quindi crollati? Assolutamente no, anzi. Le politiche di comunicazione della banca centrale americana avevano già ben descritto al mercato le risoluzioni assunte, tanto che – subito dopo le comunicazioni delle decisioni prese – vi è stato un prepotente rialzo che in poche ore ha spinto il future DEC dell’S&P 500 fino all’ennesimo record storico: 4752,5 punti!

L’euforia si è spenta velocemente, tanto che nell’ultimo giorno della settimana i mercati azionari hanno ripiegato annullando tutti i rialzi conseguiti dopo la riunione della Fed.

Cercare di spiegare ogni movimento dei mercati risulta un esercizio sterile. Spesso mi capita di dire che se avessi in anticipo la busta con le decisioni della FED non saprei che farmene, perché le reazioni dei mercati non sono mai coerenti alle decisioni assunte, ma piuttosto a quanto i mercati avevano precedentemente scontato. Le reazioni dei mercati ad un evento atteso possono apparire contrarie alle logiche di quello che è successo, ma di fatto sono solo riequilibratrici di eccessi precedenti.

“I mercati sono fatti per sorprendere” e quindi, dopo gli eventi attesi, raramente rispondono coerentemente a quello che è stato appena stabilito. 

Ai tempi di Benjamin Graham bastava comprare aziende che quotavano a multipli bassi per ottenere rendimenti interessanti, poi, da quando il mercato se n’è accorto, questa regola da sola non funziona più. Con l’avvento di Internet, la facilità di accesso per tutti alle stesse informazioni e agli stessi strumenti ha reso il mercato molto più efficiente, e generare extra-rendimenti attraverso i metodi tradizionali è via via sempre più difficile.

In questa settimana appena conclusa si è visto tutto e il contrario di tutto, ma ricordiamoci che nel 2021 l’indice S&P 500 sta performando oltre il 23%. 

Nella giornata di venerdì 17 la volatilità si è un po’ alzata e gli indici azionari hanno chiuso la settimana in rosso: la recrudescenza della pandemia, il tapering e i futuri aumenti dei tassi sono temi che infastidiscono i mercati azionari, ma abbiamo già visto come questi siano capaci di snobbarli!

Certo è che, se già il giorno dopo il record storico del future S&P, siamo già in preda alle ansie, allora meglio cercarsi un altro sport!

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