La settimana finanziaria in pochi minuti

La settimana finanziaria in pochi minuti

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News di politica monetaria: BCE

  • Martins Kazaks, Presidente della Banca centrale della Lettonia, ha detto che i prossimi aumenti dei tassi della BCE, se ci saranno, saranno molto ridotti. Tuttavia, prima di prendere una decisione sulla mossa da sostenere a settembre, saranno da vedere le prossime proiezioni trimestrali dell’istituto centrale e i dati sull’indice dei prezzi al consumo di agosto.
  • Il Capoeconomista della BCE, Philip Lane, ha detto che l’economia dell’Eurozona continuerà a crescere anche nei prossimi due anni ed è quindi improbabile che si verifichi una recessione profonda o prolungata. Per Lane, a sostenere questa ipotesi vi sono due fattori: innanzitutto il recupero dell’economia del trend precedente alla pandemia, il quale non è stato raggiunto. In secondo luogo le famiglie dovrebbero trovarsi in una posizione finanziaria migliore grazie alla diminuzione dei prezzi dell’energia.
  • La BCE sarebbe pronta ad inviare una lettera all’Italia esprimendo i suoi dubbi sulla tassa sugli extraprofitti, in quanto rischia di indebolire l’economia e gli istituti di credito del nostro Paese. Inoltre, da quanto riporta il Corriere della Sera, verrà criticato il fatto che Bankitalia ed Eurotower non sono state informate preventivamente.

News di politica monetaria: Fed

  • Neel Kashkari, Presidente della Fed di Minneapolis, ha detto di non essere ancora pronto a dichiarare la fine del percorso di aumento dei tassi da parte della Federal Reserve. Tuttavia, l’esponente del board della Fed ritiene che siano stati fatti progressi nella lotta all’inflazione e quindi si può prendere più tempo per valutare i dati in arrivo e decidere come agire. Per Kashkari, la Fed è ancora lontana dal taglio dei tassi, anche se nel 2024 si potrebbe ridurli in caso di continua diminuzione dei prezzi. Sul fronte del mercato del lavoro, il Governatore della Fed di Minneapolis ha detto che è solido e la crescita economica sta superando le attese. Non si vede dunque una recessione dietro l’angolo, anche se si potrebbe assistere ad un rallentamento dell’economia dovuto agli aumenti del costo del denaro.
  • Dai verbali dell’ultima riunione della Fed, è emersa una certa divisione all’interno del board tra chi sostiene che vi siano rischi per l’economia in caso di un eccesso di rialzo nei tassi e chi invece (la maggior parte) continua a dare priorità alla lotta all’inflazione. In generale i funzionari vedono ancora pressioni al rialzo sui prezzi, che potrebbero richiedere ulteriori incrementi del costo del denaro. Le minutes hanno evidenziato che un paio di partecipanti erano favorevoli a mantenere fermi i tassi a luglio. Sono state fatte anche diverse considerazioni sul risk management che potrebbero influire sulle prossime decisioni di politica monetaria. Inoltre, vi sono dei rischi al ribasso per l’economia e al rialzo per la disoccupazione e il settore degli immobili commerciali. Quest’ultimo potrebbe avere ripercussioni su banche e istituzioni finanziarie. È stata infine ribadita la dipendenza dai dati dell’istituto centrale.

Altre news finanziarie ed economiche

  • A luglio, le vendite al dettaglio cinesi si sono attestate al 2,5%, mentre la produzione industriale al 3,7%: entrambi i dati sono stati inferiori alle attese degli analisti censiti da Refinitiv, che si aspettavano rispettivamente un 4,5% e un 4,4%. Su base sequenziale, il tasso di disoccupazione delle aree urbane è passato dal 5,2% al 5,3%. Nel frattempo, la People’s Bank of China ha tagliato il tasso a medio termine dal 2,65% al 2,50%.
  • Tornano sotto pressione la banche USA dopo che un analista di Fitch, Chris Wolfe, ha avvertito che il decine di istituti di credito, anche di grandi dimensioni, potrebbero essere colpiti da un abbassamento di rating. Tra i fattori che sosterrebbero la decisione ci sarebbe la possibilità che il percorso del rialzo dei tassi della Fed sia concluso, con possibili tagli già nel 2024, oltre ai possibili aumenti oltre a livelli storicamente normali delle insolvenze sui prestiti.
  • L’inflazione inglese di luglio si è attestata al 6,8%, con il dato core al 6,9%. I dati si sono confrontati con le attese Reuters al 6,8% (per entrambi) e con i precedenti 7,9% e 6,9%. Secondo l’Office for National Statistics, il calo è dovuto principalmente alla flessione dei prezzi del gas e dell’elettricità. I mercati intanto prezzano al 90% un nuovo rialzo da parte della BoE nel meeting del prossimo 21 settembre.
  • Il PIL dell’Eurozona nel 2° trimestre 2023 (preliminare) si è attestato allo 0,6% su base annuale, in linea con le attese Reuters. Nel frattempo, la produzione industriale di giugno ha segnato il -1,2% a/a, meglio del consensus al -4,2% e del -2,5% precedente (rivisto da -2,2%).
  • La produzione industriale USA a luglio si è attestata all’1%, ben al di sopra rispetto allo 0,3% delle attese Reuters e al precedente -0,8% (rivisto da -0,5%). Si tratta della rilevazione più alta da aprile 2022.
  • La People’s Bank of China ha detto che manterrà la liquidità ragionevolmente ampia, mantenendo la politica “precisa e vigorosa” al fine di sostenere la ripresa cinese. L’istituto ha precisato che sfrutterà meglio la funzione aggregata e strutturale della politica monetaria, sostenendo il recupero e lo sviluppo dell’economia reale. L’istituto ha affermato che il Paese sta facendo fronte ad una domanda insufficiente, operazioni commerciali difficili, rischi elevati e pericoli nascosti in aree chiave in un contesto di indebolimento dell’economia mondiale e di pericoli di deglobalizzazione. Per rispondere alla crisi immobiliare, la Banca centrale ha affermato che aggiusterà le politiche immobiliari in modo tempestivo, mentre coordinerà il sostegno finanziario per risolvere i rischi al debito locale. Nel frattempo, il premier della Cina, Li Quang, ha detto che il Paese si impegnerà per raggiungere i target economici del 2023, invitando ad espandere la domanda interna e rilanciare i consumi.
  • Le tensioni economiche in Cina e la paura di tassi USA “higher for longer” hanno portato i rendimenti del decennale statunitense su livelli che non si vedevano dal 2008. Secondo diversi analisti, gli ultimi dati economici in USA mostrano un’economia in forze, elemento che potrebbe sostenere l’ipotesi di un costo del denaro più alto o, quantomeno, un taglio dei tassi più in là nel tempo rispetto a quanto si pensava inizialmente.
  • Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Amministrazione Biden intende annunciare una serie di dazi sulle importazioni di metallo che si usa per produrre le lattine da parte di Cina, Germania e Canada. Secondo il Dipartimento del Commercio, i produttori dei tre Paesi avrebbero venduto i loro prodotti in territorio USA ad un prezzo ingiustamente basso. I prodotti cinesi dovrebbero essere soggetti ad una tariffa del 122,52%, ben più alta rispetto al 7,02% delle società tedesche e al 5,29% di quelle canadesi, in quanto ci sarebbe un rifiuto di collaborare alle indagini per dimostrare l’indipendenza dal Governo di Pechino. In totale, il WSJ riporta come la Cina conti per il 14% dell’import statunitense di banda stagnata, mentre Germania e Canada insieme per il 30%.
  • Il colosso immobiliare cinese Evergrande Group, con oltre 300 miliardi di dollari di debiti, ha presentato istanza di fallimento presso un tribunale di Manhattan. La società ha chiesto la protezione sotto il Chapter 15 del codice fallimentare USA, che tutela le aziende non statunitensi dai creditori. Secondo quanto riportato da Reuters, la procedura deve essere fatta all’interno di un processo di ristrutturazione, che nel caso del debito di Evergrande riguarda 31,7 miliardi di dollari tra cui bond, garanzie e obblighi di riacquisto. Il gruppo avrebbe chiesto anche il riconoscimento delle trattative di ristrutturazione in corso alle Isole Cayman a Hong Kong e alle Isole Vergini britanniche.
  • Nell’ultimo sondaggio Reuters su 110 economisti condotto tra il 14 e il 18 agosto, emerge come il 90% ritiene che la Fed manterrà i tassi fermi all’intervallo 5,25%-5,50% a settembre, mentre l’80% non prevede altri rialzi nel 2023. Per 79 intervistati su 95 l’istituto centrale USA taglierà il costo del denaro almeno una volta entro il 2° trimestre 2024. In questo quadro, le probabilità di recessione per quest’anno sono scese al 40%: era da settembre 2022 che non si vedeva un valore inferiore al 50%. Per quanto concerne l’inflazione, questa non dovrebbe scendere al 2% prima del 2025.

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