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La settimana finanziaria in pochi minuti

La settimana finanziaria in pochi minuti

Come tutte le settimane, riassumiamo in pochi minuti di lettura le principali notizie finanziarie della settimana. Se vuoi ricevere gli aggiornamenti sulle ultime news finanziarie puoi iscriverti gratuitamente alla nostra Newsletter o al nostro Canale Telegram!

News di politica monetaria: BCE

  • La BCE ha alzato i tassi di 50 punti base, in linea con le attese. Dal comunicato stampa si legge come il Consiglio Direttivo ritiene che i tassi di interesse dovranno salire in modo significativo e ad un ritmo costante “per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio termine del 2%”. L’istituto guidato da Christine Lagarde ha anche delineato i piani per il quantitative tightening, che inizierà a marzo 2023 ad un ritmo di 15 miliardi di euro medi al mese fino alla fine del 2° trimestre 2023, annuncerà maggiori dettagli sulla riduzione a febbraio e rivaluterà regolarmente il ritmo del QT per assicurarsi che esso sia coerente con la strategia di politica monetaria. Per quanto riguarda le nuove proiezioni economiche:
  • PIL: 3,4% nel 2022 (prima 3,1%); 0,5% nel 2023 (0,9% precedente); 1,9% nel 2024 (precedente stima a 1,9%) e 1,8% nel 2025
  • Inflazione: 8,4% nel 2022 (prima 8,1%); 6,3% nel 2023 (prima 5,5%); 3,4% nel 2024 (prima 2,3%) e 2,3% nel 2025

Nella sua conferenza stampa, Christine Lagarde, ha detto che le pressioni sui prezzi rimangono sostenute in tutti i settori e che i rischi rimangono orientati al rialzo. Per Lagarde è “ovvio” che ci saranno altri rialzi da 50 punti base e che tali aumenti verranno implementati per un certo periodo di tempo. Inoltre, la Governatrice della BCE ha evidenziato che l’istituto dovrà fare di più sui tassi di quanto il mercato stia prezzando. Inoltre, all’interno del board non vi è stato un consenso unanime sull’attuale tattica.

  • Robert Holzmann, Governatore della Banca centrale austriaca, ha detto che i mercati hanno capito il messaggio da falco inviato dalla BCE, la quale voleva inviare un messaggio forte ed è pronta a muoversi in territorio restrittivo sui tassi.
  • Olli Rehn, Presidente della Banca centrale finlandese, ha dichiarato che i tassi dovranno salire in modo significativo per riportare l’inflazione al target della BCE. Per Rehn, i Governi dovrebbero astenersi da misure fiscali che andrebbero ad aumentare la domanda aggregata.
  • Francois Villeroy de Galhau, Presidente della Bank of France, ha detto che la BCE probabilmente accelererà il ritmo del quantitative tightening a partire da luglio. Inoltre, il Governatore ha evidenziato che l’istituto riuscirà a sfuggire all’hard landing, con un forte rallentamento economico nel 2023 e un rimbalzo significativo nel 2024 e 2025.
  • Madis Muller, Presidente della Banca centrale estone, ha evidenziato che i tassi aumenteranno probabilmente oltre quanto atteso dai mercati, in quanto il rallentamento economico non sembra sufficiente a frenare l’inflazione come necessario.

News di politica monetaria: Fed e BoE

  • Come ampiamente previsto dagli analisti, la Federal Reserve ha alzato i tassi di 50 punti base, portandoli all’intervallo 4,25%-4,50%, ai massimi da 15 anni. Dal dot-plot, emerge come i componenti del board dell’istituto vedano un costo del denaro mediano al 5,1% l’anno prossimo (oltre quanto atteso dagli analisti e al 4,6% delle stime di settembre), mentre nel 2024 è attesa una discesa al 4,1% e al 3,1% nel 2025. Dal comunicato, si legge come il board ritenga che i continui aumenti dei tassi porteranno il costo del denaro ad un livello sufficientemente restrittivo per riportare l’inflazione al 2% nel tempo. Per quanto riguarda le proiezioni economiche, la Fed si attende un PIL allo 0,5% nel 2023, sotto l’1,2% previsto a settembre. Nel 2022 le stime di crescita sono state alzate dallo 0,2% allo 0,5%. Il PCE inerziale dovrebbe invece attestarsi al 3,5% nel 2023 e al 2,5% nel 2024, mentre la disoccupazione dovrebbe attestarsi al 3,7% nel 2022 e al 4,6% nel 2023. Nella sua conferenza stampa, Jerome Powell ha evidenziato che l’istituto ha ancora strada da fare nel percorso di aumento dei tassi e l’entità del prossimo incremento dipenderà dai dati. Powell ha anche evidenziato che “il ripristino della stabilità dei prezzi richiederà probabilmente il mantenimento di una politica restrittiva per qualche tempo”. Inoltre, per ridurre l’indice dei prezzi al consumo servirà un periodo prolungato di crescita inferiore al trend e un ammorbidimento delle condizioni del mercato del lavoro. Da sottolineare inoltre come Powell abbia detto di non poter assicurare che il FOMC non alzerà ulteriormente il picco terminale dei tassi a marzo. Un dato monitorato dal Governatore della Banca centrale è quello dei servizi base non abitativi, fortemente legati al mercato del lavoro. Powell ha anche evidenziato che nel mercato del lavoro c’è un buco da 3,5 milioni di lavoratori.
  • La Bank of England ha alzato i tassi di mezzo punto percentuale, portandoli al 3,5% (massimo da 14 anni). L’attuale serie di aumenti del costo del denaro dal 1989. La maggior parte dei componenti del board ha evidenziato che un ulteriore incremento dei tassi è probabile. Sei esponenti della Monetary Policy Committee hanno votato a favore di un rialzo da 50 punti base per il meeting del 15 dicembre, due per un mantenimento dei tassi al 3% e uno per un più aggressivo incremento da 75 punti base. La BoE ha specificato che il mercato del lavoro rimane rigido e ha mantenuto i suoi obiettivi sul quantitative tightening.

Altre news finanziarie ed economiche

  • La Cina ha presentato una controversia contro gli Stati Uniti alla World Trade Organization. Il Ministero del Commercio cinese ritiene che questa sia una misura per difendere diritti e interessi legittimi del Paese dopo che gli USA hanno dato vita ad una serie di sanzioni per rendere più difficoltoso l’acquisto e lo sviluppo di chip avanzati da parte di Pechino.
    A novembre, negli USA l’inflazione si è attestata al 7,1%, sotto le attese Bloomberg al 7,3% e al precedente 7,7%. Il dato core, che non considera i prezzi energetici e alimentari, ha raggiunto il 6% a/a (stime al 6,1%), mentre la variazione mensile si è attestata al 0,1% (previsioni al 0,3%). In generale, la componente energetica è scesa dell’1,6%, sostenuta dal -2% sui prezzi del carburante. I prezzi del cibo sono saliti dello 0,5%. Gli shelter cost (ossia il costo per le abitazioni), che compongono circa un terzo del dato, sono saliti dello 0,6%. Il prezzo dei veicoli usati si è ulteriormente raffreddato segnando un -2,9%.
  • L’inflazione inglese si è moderata a novembre, allontanandosi dai massimi a 41 anni. Il dato è passato al 10,7% a/a, sotto le stime al 10,9% e all’11,1% di ottobre.
  • Per la Germania, l’istituto IFO si attende un rallentamento economico meno profondo del previsto: le stime sono per un PIL al -0,1% nel 2023 (precedente -0,3%), mentre le previsioni sul 2022 sono per un dato al +1,8% (1,6% precedente). Nel 2024, le attese sono per un Prodotto Interno Lordo in ripresa dell’1,6%.
  • L’IEA ha alzato le stime di domanda sul petrolio di 140mila barili al giorno per il 2022 (a 2,3 milioni) e di 100mila barili al giorno per il 2023 (a 1,7 milioni) per via della risposta migliore europea migliore del previsto alla crisi energetica e la tenuta delle principali economie asiatiche. Questi due fattori stanno spingendo la richiesta di petrolio come fonte di calore.
  • Le vendite al dettaglio in USA sono scese dello 0,6% su base mensile a novembre, il maggior calo del 2022.
  • Nell’Eurozona, l’inflazione è rallentata meno delle attese, con il dato finale di novembre che si è attestato al 10,1%. La misurazione preliminare era al 10%, mentre quella di ottobre si trovava al 10,6%. Inoltre, l’indice PMI S&P Global composito si è attestato a 48,8 punti a dicembre (preliminare), meglio delle attese a 47,9 punti. Quest’ultimo segnale potrebbe essere un indizio in merito ad un rallentamento economico meno forte del previsto in UE.

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