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Tapering ed Evergrande non abbattono i mercati

Tapering ed Evergrande non abbattono i mercati

Lunedì 20 settembre i listini delle borse mondiali avevano chiuso in forte rosso perché gli investitori erano in fibrillazione per la riunione della Federal Reserve e per la situazione del gruppo Evergrande, che sta generando problemi a macchia d’olio su tutto il comparto real estate asiatico. Il future dello S&P 500 è arrivato a toccare un minimo a 4293,75, quello del Nasdaq 100 a 14807,5, addirittura il Dax sotto i 15000 (14998). Nel prosieguo della settimana quei minimi rimanevano tali e quindi si è assistito ai soliti recuperi generalizzati con tutti gli indici occidentali principali che chiudono la candela weekly in leggero verde.

I mercati azionari anche questa settimana sono riusciti quindi ad aggirare quel muro di preoccupazioni costituiti da persistenti strozzature di filiera, shock energetici, inflazione transitoria ad oltranza, oltre il già citato caso Evergrande e la politica monetaria FED.

Senza prendere nessuna decisione ufficiale la FED ha lasciato intuire che alla prossima riunione del prossimo 2-3 novembre si potrebbe decidere il rallentamento del ritmo degli acquisti, sempre che i progressi dell’economia continuino come d’attesa. Il tapering però sarà a velocità doppia rispetto a quanto si era ipotizzato, perché Powell ha ritenuto appropriato concludere lo stesso entro la metà del 2022 senza aspettare la fine dell’anno. Intanto Evergrande non ha pagato la maxicedola da 83 milioni di dollari in scadenza il 23 settembre su un bond offshore: il governo di Pechino non è andato in soccorso del gigante immobiliare. 

Evergrande è finita in crisi di liquidità per una serie di situazioni, tra cui i limiti imposti dalle autorità cinesi al credito bancario rivolto allo sviluppo immobiliare.

L’intento del Presidente cinese Xi Jinping è quello di riequilibrare il peso strategico del real estate cinese che sfiora il 30% del PIL verso ambiti manifatturieri a maggiore valore aggiunto in una prospettiva di lungo termine. Il peso dell’immobiliare sul PIL delle maggiori economie mondiali si aggira tra il 15% ed il 20% ed è probabile che l’amministrazione cinese non abbia voglia di perseverare a mantenere in auge un settore come quello immobiliare a basso valore aggiunto. La situazione è quindi ingarbugliata: Evergrande ha debiti complessivi per oltre 300 miliardi di dollari. Di questi circa 20 miliardi sono costituiti da bond piazzati sui mercati internazionali che vengono scambiati a meno del 30% del loro valore nominale. Sembrerebbe quindi che le intenzioni di Pechino siano quelle di mandare in default il gigante immobiliare per poi muoversi per arginare le onde sismiche di mercato. Attendiamoci quindi una Banca Centrale Cinese (Pboc) molto attiva nei prossimi mesi.

Tornando ai mercati azionari, per l’ennesima volta al concretizzarsi dei timori degli operatori c’è stato un recupero dei valori degli indici quotati: una FED più falco del previsto ed il mancato pagamento della maxicedola da parte del colosso cinese ha lasciato il mercato indifferente: “è già tutto finalmente scontato e si può ripartire!” avranno pensato molti operatori. 

Una più attenta lettura dei mercati impone però il prossimo monitoraggio scrupoloso sull’andamento dei rendimenti dei vari bond dei debiti sovrani, che un po’ in sordina si stanno rifacendo sotto verso quei valori che potrebbero attrarre i detentori delle share su lidi più tranquilli. Il Bund 10y tedesco in neanche un mese è salito come rendimento da -0,5% a -0,22%, mentre il T-note USA ha chiuso la settimana con rendimento a +1,453%, quota che non vedeva dal 2 luglio scorso.

In conclusione, solo se il tapering si rifletterà negativamente sui prezzi dei bond, allora darà fastidio all’azionario, ma prima dovremo almeno arrivare a 1,8% di rendimento per il 10Y USA. In quanto a Evergrande, il vero pericolo non è tanto il default (oramai scontato) che colpirà sostanzialmente solo i creditori della società cinese, ma un eventuale impoverimento di moltissimi piccoli proprietari immobiliari cinesi che potrebbero subire il calo dei prezzi degli immobili proprio nel momento in cui è di gran moda il concetto di “Prosperità Condivisa” del Presidente Xi: un eventuale abbassamento dei valori immobiliari si ripercuoterebbe sul sistema delle proprietà immobiliari che probabilmente, dato il suo peso sul PIL, determinerebbe un rallentamento dell’economia cinese e quindi anche sull’economia globale. 

A mio avviso dovrebbe continuare l’attuale fase laterale con un discreto rialzo della volatilità. Non escluderei nuovi futuri record storici degli indici azionari USA, anche se sarebbe meglio consolidare prima i prezzi con una sana pausa di riflessione, alla quale potrebbe poi seguire il rally di fine d’anno.

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